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POISONFOG – Spellcaster’s Revenge (Autoprodotto – 2022)

poisonfog

Mi piacciono molto questi Poisonfog, al secolo: Matteo “Alchimista” Perazzoni alle chitarre e voce, Riccardo “Monnezza” Ingarao al paludoso basso e Lorenzo “Joe Analstorm” Fortuna dietro le pelli. Poco si sa di loro, provengono da Latina ed hanno all’attivo un EP datato 2020. Nelle credenziali girovaghe sui social si parla di un heavy stoner/doom, anche se ascoltando il loro ultimo/primo disco “Spellcaster’s Revenge” dal mio punto di vista si evince un’impostazione prettamente doom, di quello sabbathiano anni 70. Paludoso nella conformazione godereccia della canzone, acido nei suoi voli pindarici costruiti su riff e assoli mai a caso, e misterioso/fantastico con i suoi testi di druida visione che eleva personaggi e storie ad un sublime fantasy concettuale. Se vogliamo, vi sono spruzzi di Trouble in alcuni passaggi che rendono meno ferale/occulto il disco, ma di stoner nel mio personalissimo cartellino non vi è traccia. Purtroppo vi sono due pecche importanti: la grafica della copertina, molto artigianale per i tempi in cui viviamo, ed una produzione che non rende giustizia a questo ottimo gruppo italiano.
L’iniziale “The Mighty Wizard” parte con un giro di basso quasi punkeggiante per passare ad una pura rappresentazione di Black Sabbath song. “Void Bringer” (la mia preferita) si sviluppa grazie ad un riff grasso con incedere doom fin dentro il sangue marciando feralmente in una oscurità fatta di leggende druide o occulti sapori dall’oltretomba. Ed eccoli i miei amati Trouble nella canzone “Astral Ride”, che i Poisonfog rendono una rock’n’roll/doom song incastonando un focus centrale semi acustico da brividi tombali. Passiamo ora alla druidificazione dell’album con gemme musicali quali “Oath of the Druids” e “Tower of Silence” sfociando con la superba e acidosa strumentale “Hopdrone”.
Un gran del disco da ascoltare tante volte, che ci lascia con le due songs finali, quali la lasciva “Siren’s Call” e il sabba nero che torna prepotente nell’ultima “Burial Down the Sea”. Questo trio di Latina dimostra quanto la passione, la grinta e la determinazione per la musica possa far ottenere ottimi risultati. Certo i Poisonfog non sfornano un capolavoro ma dategli tempo e occasione per dimostrare quanto siano vicini a costruire un disco di superiorità musicale.
Voto: 8/10
Daniele Mugnai

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8.0

Voto

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