Live Report

TRADATE IRON FEST 2005 – Tradate (VA) – 03/04/05 Giugno 2005

Ed eccoci arrivati alla terza edizione della manifestazione varesina Tradate Iron Fest 2005. Quest’anno gli organizzatori hanno fatto le cose veramente in grande, dividendo il festival in tre giorni, dando quindi l’opportunità di offrire al pubblico accorso un panorama dei migliori gruppi della scena mondiale e locale, privilegiando ogni sfaccettatura del nostro genere musicale.

Infatti, coloro che erano presenti sabato 6 giugno, hanno potuto assistere alla stupenda esibizione dei Battle Ram, granitico gruppo dedito ad un epic metal di scuola ottantina; nella loro musica si possono sentire rimandi a gruppi storici della scena americana epic/power tipo Cirith Ungol, Omen, Manilla Road. La loro presenza sul palco è degna di nota ed è capace di coinvolgere i presenti. Sicuramente la band italiana avrebbe meritato maggior tempo a disposizione, comunque, per loro un voto totalmente positivo.

Il gruppo che segue sono i mitici Vicious Rumors, la loro esibizione non lascia tregua: riff potenti e veloci, lasciano spazio a song più cadenzate che abbracciano pezzi dell’esordio “Soldiers Of The Night”, e pezzi del loro (da molti considerato capolavoro) “Digital Dictator”.
I tedeschi Brainstorm rappresenterebbero una “fresca” novità: per loro uno show dignitoso a base di un massiccio metal intenso e ben interpretato. Siamo ormai a pomeriggio inoltrato quando è il momento degli americani Riot. La loro presenza sul palco è delle migliori, il loro repertorio lascia spazio per pezzi di nuova produzione, eseguendo i classici immortali.

Arrivano poi i Sentenced, gruppo che non ho seguito, in quanto non ho più apprezzato la loro evoluzione musicale dopo il loro esordio “Shadows Of The Past”. I Rage hanno sicuramente un buon seguito qui in Italia ed il trio capitanato dall”ormai “pelato” Peavy non si risparmia nel dimostrare tutta la sua gratitudine offrendo una prestazione di alto livello. Come sempre grande il lavoro dietro le pelli per Mike Terrana, altrettanto valido il set di brani proposti orientato maggiormente verso i classici del passato.
Ed un tuffo nel passato ci viene anche proposto dal leader dei Savatage Jon Oliva, che con il suo nuovo side-project , appunto Jon Oliva’s Pain, ci delizia per gran parte della performance con il repertorio della band madre. Con la voce non ci siamo ancora, ma alla fine la grande professionalità e la passione restano inalterate.

Arriva il turno degli immortali Saxon di Biff Byford & Co. La band è in forma smagliante e vengono proposti brani come “Eagle Has Landed”, “Denim & Leather” etc.. I pezzi, eseguiti alla perfezione, sono capaci di coinvolgere alla grandissima i presenti (ancora fin troppo pochi, ahimè…) che si lascia andare ad un headbanging scatenato. Finalmente questa giornata devastante finisce, e tutti ormai stanchi e stremati, tornano a casa a riposarsi dopo una giornata di delirio per ricaricarsi ad un altro giorno all’insegna del metal più intransigente.

La giornata di domenica 7 giugno invece, apre le danze con la band (milanese?) degli Arch Enemy (non quelli di Mike Amott) band dedita ad un death metal svedese di nuova scuola, con sonorità alla In Flames e finalmente c’è il primo gruppo degno di nota: i mitici Exciter. Il gruppo di John Ricci è in forma stupenda nonostante la voce di Belanger che non mi è mai piaciuta. Trovano spazio i classici “Heavy Metal Maniac”, “Iron Dogs”, “Violence And Force”, “Swords Of Darkness” e song più recenti come “Reign Of Terror” tratta da Kill After Kill, “Agressor” da Dark Command, e “Ritual death” sempre dallo stupendo Dark Command che ha segnato il loro ritorno sulle scene. La loro prestazione è sicuramente d’impatto e trova il favore del pubblico.
Dopo gli Exciter � il turno di un altro gruppo canadese di assoluto valore: gli Anvil. Autori di un sacco di dischi, gli Anvil capitanati dal leader carismatico Lips riescono a creare uno show favoloso e dilagante. Anche qui i classici immortali, la fanno da padrone. Si apre subito con “March Of The Scrabs” pezzo, contenuto in Metal On Metal. Seguono poi pezzi come “Forged in Fire” , “Winged Assassins”, per poi chiudere con il brano forse più famoso, “Metal On Metal”.

Sotto il sole ormai cocente, sale sul palco Tom Angelripper , ovvero Onkel Tom. E qui subito è festa alcolica totale, il frontman dei Sodom, qui con la sua side-project band, ormai giunta al quarto disco è capace di sfornare inni tedeschi inneggianti alla birra. Sul palco si avvicenda gente del pubblico, proprio come un concerto dei Tankard (un saluto a Ricky ed Alicia!!). Subito dopo, non c’è neanche tempo di tirare il fiato, che arrivano i thrashers Destruction.
Che dire del gruppo tedesco?? Sicuramente la loro prestazione è potente ed entusiasma il pubblico presente, però ribadisco che i nuovi Destruction a me non piacciono proprio. Trovo la loro produzione odierna troppo improntata a suoni compressi di produzione svedese. Comunque anche qui il loro show è capace di amalgamare le storiche songs, come “Mad Butcher”, “Bestial Invasion”, “Course The Gods”, insieme alle più recenti “Thrash till’ Death” oppure “Nailed to the Cross”.

Sono ormai le 19.00 del pomeriggio, ed arrivano i Dissection. Ammetto di non aver seguito con attenzione la loro performance musicale, ma devo dire comunque che mi è sembrata veramente buona. Finalmente è il turno del gruppo che aspettavo forse di più per questo Tradate Iron Fest , ovvero i grandiosi Candlemass, qui in formazione originale con Messiah Marcolin, e le tenebre calano in una serata col vento ed il sole che tramonta, lui che promette Let the end begin. Subito dalla prima song, i Candlemass fanno capire a cosa l’ascoltatore andrà incontro: Doom Metal all’ennesima potenza. Anche qui pezzi del famigerato “Epicus Doomicus Metallicus” vengono suonati alla perfezione con la voce di Messiah che inneggia malsana e piena di carisma. Passando attraverso “Nightfall” e “Ancient Dreams”, trovano spazio pezzi del nuovissimo album omonimo del gruppo (che purtroppo non ho ancora avuto modo di ascoltare), che sembrano particolarmente adatte a reggere il confronto con gli strorici cavalli di battaglia.

Sotto una pioggia scrosciante, la gente comincia ad abbandonare il luogo ma ecco entrare sul palco l’inossidabile Ronnie James Dio. Per i pochi rimasti, è un piacere assistere al concerto sotto una pioggia devastante: il pubblico viene travolto dai classici “Holy Diver”, “Rainbow in the Dark”, ma anche da una splendida “Heaven And Hell” dei Black Sabbath, senza contare “Long Live Rock’N’Roll” della produzione vecchissima della sua primissima e memorabile band, i Rainbow per l’appunto.

Esausti dalla kermesse musicale durata ben 4 giorni vissuti intensamente all’insegna del metal, andiamo a casa stanchi seppur soddisfatti. Sicuramente l’organizzazione della manifestazione ha fatto le cose alla grande, infatti non sono mancati stand musicali, stand per il ristoro e altre cose. Speriamo di assistere alla quarta edizione di questo Tradate in sempre più persone, in quanto forse l’unica nota negativa è stata la scarsa affluenza di pubblico, rispetto alle aspettative.

Ermanno & Glen

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