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THRASH UNDER THE VOLCANO – Tratto da HM anno II N° 25

I migliori gruppi italiani si sono dati appuntamento in Sicilia: ecco la cronaca degli eventi. All’ombra dell’Etna sta nascendo una nuova Bay Area?

L’Italia si sta svegliando. Anche da noi comincia a svilupparsi una vera e propria scena thrash. La cosa più sorprendente è che la nostra Bay Area è la zona vicino al cratere dell’Etna e la nostra San Francisco è la metropoli di Catania. Di li infatti sono due fra i gruppi migliori in assoluto nel panorama thrash nazionale, e pare che molte altre siano le bands di questo tipo che fra breve si affacceranno alla ribalta.

Il Ron Quintana locale si chiama Alberto Penzin, il bassista degli Schizo, che è riuscito a vendere 1000 copie del primo classico demo della sua band “Thrash the unthrashable thrash to kill.” Ma di questo parleremo dopo. Ciò che mi interessa in questo momento è valutare a che livello, rispetto all’elevatissimo standard tedesco / americano, siano le nostre proposte.
A giudicare da quello che ho potuto ascoltare al mini – festival il 19 / 6 al Teatro Grotta Smeralda di Catania, siamo su valori di prim’ordine e competitivissimi su scala internazionale. Il mini – festival non si è svolto senza problemi: l’amplificazione è arrivata con 4 / 5 ore di ritardo rispetto all’orario previsto e, a causa della violenza inutile di alcuni kids che hanno sradicato due file di sedie del teatro che ha ospitato la manifestazione, l’esibizione dei Necrodeath è stata interrotta dalla polizia.

I primi ad esibirsi, contrariamente alle previsioni che li vedevano come headliners, sono stati gli Schizo, un terzetto consistente di Alberto Penzin al basso, Carlo F. alla batteria e S.B. Reder alla chitarra ed alla voce. Il loro concerto è stato basato quasi totalmente sui brani del secondo demo – tape “Total Schizophrenia” (già 350 copie vendute a poche settimane dalla sua pubblicazione) ed ha mostrato due facce diverse all’interno della loro musica; da un lato il thrash alla Celtic Frost di brani come “Psycho Terror” e “Deathstress”, dall’altro invece l’anarchica tecnica tipo Dark Angel in “Nazy and proud” (il gruppo non è nazista, n.d.a.) e “Breathe the violence”. Schizo hanno ottenuto a livello di partecipazione di pubblicala migliore reazione della serata; più di un thrasher infatti è salito sul palco e si è tuffato giù, esibendosi in una versione tutta siciliana dello stagediving che consiste nel lanciarsi invece che tra la folla per attutire il colpo, direttamente per terra (!!!). Peccato che durante i primi due brani degli Schizo, “Lost in a coma” e “Paralysis”, il P.A. sia saltato, danneggiando notevolmente il gruppo la cui musica era udibile solo attraverso gli amplificatori personali. Nonostante ciò spetta a loro la corona di migliore band della serata.

Anche gli Incinerator come gli Schizo sono un power – trio, ed anche loro mi hanno fatto un’ottima impressione. L’azione dietro le pelli del batterista Alfonso Vella è stata veramente notevole ed ha costituito il centro propulsore dell’intero concerto della band. Nel bassista / cantante Antonio Silvia gli Incinerator hanno un nuovo Tom Araya, e durante i brani “Insomnia” e “Captured by the flames” sembrava proprio di ascoltare gli Stayer. Naturalmente il fatto di avere un solo chitarrista ha costretto loro ad operare scelte ben precise, come quella di dare grosso rilievo alla sezione ritmica. La presenza scenica messa in mostra dal trio è stata, a mio giudizio, leggermente superiore a quella degli Schizo che dei Necrodeath e fa ben sperare per il loro futuro.

I bravissimi Necrodeath hanno potuto eseguire solo tre brani (“Necrosadist”, “The flag of the inverted cross”, e “At the mountains of madness”), ma sono stati sufficienti per capire che il gruppo ha un potenziale illimitato, che con la pubblicazione a settembre dell’album “Into the macabre” gli consentirà di raggiungere livelli di popolarità inauditi. I quattro liguri sono notevolmente maturati dalla pubblicazione del demo “The shining pentagram” ed hanno abolito alcuni eccessi nel look che erano stati duramente criticati da certa stampa specializzata. Come ho detto in apertura la polizia ha interrotto il concerto adducendo la scusa di una fantomatica telefonata che segnalava la presenza di una bomba (!) nel locale. I 300 e più affluiti hanno abbandonato il luogo senza troppe pretese e i Necrodeath, che per suonare a Catania avevano percorso in treno circa 1600 chilometri, hanno cercato di prendersela con filosofia.

Speriamo che la prossima volta l’intelletto avrà ragione sugli istinti distruttivi di pochi guastafeste, e tutto si potrà svolgere senza incidenti.
Fuck the viloence!

Alessandro Massara

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