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Saxon – Carpe Diem (Silver Lining – 2022)

I Saxon sono stati da sempre fonte di garanzia per chi ama l’heavy metal nella sua forma più pura e genuina. Fautori insieme ad Iron Maiden, Judas Priest e Angel Witch (tanto per citarne alcuni) della nascita della NWOBHM, hanno dato vita a veri e propri capolavori che hanno lasciato il segno nella storia come “Strong Arm Of The Law” e “Wheels Of Steel”.
Dopo una fase di appannamento (a parte il buon “Solid Ball Of Rock”) che va della seconda metà degli anni ottanta fino alla prima parte dei novanta, la band dello Yorkshire è rinata definitivamente con la micidiale accoppiata “Dogs of War” / “Unleash The Beast” rispettivamente del 1995 e 1997.
Da quel momento in avanti Biff Byford e soci non hanno più sbagliato un colpo, sfornando con regolarità album di ottima qualità, ed arrivando anche ad incidere delle vere e proprie bombe come “Lionhearth” (2004) e “Into The Labyrinth” (2009).
Questo “Carpe Diem” di certo non fa eccezione, permettendo dunque di proseguire l’ottimo trend qualitativo degli ultimi 25 anni di carriera della band.
A differenza dei suoi più recenti predecessori (“Thunderbolt” e “Battering Ram”), questa nuova creatura mette in risalto il lato più semplice e spontaneo dei Saxon.
Le canzoni sono generalmente più immediate e viaggiano quasi sempre a velocità medio-alte, investendo l’ascoltatore con un’energia e una potenza a tratti quasi sorprendente.
Le composizioni non cadono mai nel banale, riuscendo comunque ad emozionare e a sorprendere, anche dopo vari ascolti: la title track e la seguente “Age of Steam” ne sono perfetti esempi, cosi come la stupenda “ Black Is the Night”, che rappresenta per chi scrive l’apice compositivo del disco.
Gli unici momenti in cui si tira un po’ il fiato sono rappresentati da “The Pilgrimage” e “Lady in Gray”. La prima ricalca fedelmente le atmosfere della storica “Crusader”, mentre la seconda è più accostabile come struttura e approccio compositivo a “Nosferatu (The Vampire’s Waltz)” tratta da “Thunderbolt”.
La voce di Biff non perde un colpo. Essa riesce sempre ad essere pulita e cristallina quando i compagni premono sull’acceleratore e sufficientemente calda ed emotiva nei pezzi più riflessivi..
Paul e Doug macinano riff cattivi e coinvolgenti, come ad esempio in “All for One” (una sorta di “Stand Up And Shout” in versione moderna), ma non dimenticano la melodia e il feeling, sia nelle parti soliste (“Dambusters”), sia nelle ritmiche. A tal riguardo va citato il bellissimo il “botta e risposta “con Biff durante la strofa della già citata “Black is the Night”.
La seziona ritmica fa il suo oscuro e sporco lavoro in modo egregio, senza eccedere in inutili fronzoli, conferendo alle canzoni la giusta potenza e dinamicità.
Un plauso va fatto anche ad Andy Sneap dietro la console, probabilmente il miglior produttore metal del momento. Parte del merito è anche suo, se band storiche come Accept, Judas Priest e appunto Saxon, riescono a rendere ancora al massimo. L’ex chitarrista di Sabbat ed Hell riesce sempre a tirare fuori lo spirito genuino della band con cui lavora, costruendo un suono e un mixaggio che esalta ogni loro aspetto. La produzione di “Carpe Diem”, ad esempio, anche se non si discosta tantissimo dagli album precedenti, risulta meno “raffinata” e “pulita”, proprio per esaltare l’aggressività e la spontaneità delle canzoni.
In generale, l’unica imperfezione è rappresentata da un paio di pezzi che non convincono a pieno: “Super Nova” e “Living on the Limit”. Essi sono potenti e veloci, e anche abbastanza piacevoli; ma a livello compositivo, anche dopo vari ascolti, si ha la sensazione che un po’ di tempo in più investito su di loro avrebbe sicuramente giovato.
Nonostante ciò, il disco si pone sicuramente come uno dei più coinvolgenti ed ispirati degli ultimi 30 anni, anche se non raggiunge il livello di “Into The Labyrinth” e “Lionhearth”.
Insieme a “Sacrifice” (2013), “Carpe Diem” è il disco in cui i Saxon del nuovo millennio riscoprono maggiormente le loro radici ottantiane. Non solo lo spirito di capisaldi come “Wheels Of Steel” e “Strong Arm Of The Law” aleggiano fortemente per tutti i 44 minuti, ma anche le atmosfere di album con meno risonanza mediatica come “Crusader” e soprattutto “Power and The Glory” (“Remember The Fallen” ne è un esempio lampante) vengono riscoperte.
“Carpe Diem”, senza farlo apposta sembra una risposta ai loro amici/nemici Iron Maiden, che con “Senjutsu” hanno intrapreso una strada totalmente inversa, decidendo di optare per soluzioni più riflessive e ragionate.
Due pregiatissimi vini che invecchiano in modo differente, ma che dimostrano che il Metal ha ancora bisogno della vecchia guardia per sopravvivere ed ispirare l’avvento di nuove leve.
Concludendo, tutti i fans dei guerrieri sassoni più famosi del metal possono preparare tranquillamente il loro lettore CD e il giradischi per questo nuovo album.
I Saxon non hanno tradito neanche questa volta, e probabilmente non ci tradiranno finché vivranno.
“The legions of the eagle will not fall… Carpe Diem, seize the day!”
Voto: 8,5/10
Stefano Sofia

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www.saxon747.com

8.5

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