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Intervista ai JOHAR

Per iniziare, un po’ di cenni biografici sulla band

Intorno al ’94 (con una formazione comprendente gli attuali Massimo Esposito alla chitarra, Mirco Morri alla batteria, Loris Testori ferri al basso; oltre al cantante tastierista Piero Campana) iniziammo a strimpellare qualcosa che andasse fuori dai soliti schemi. Successivamente si è unito al gruppo il tastierista Davide Leoni e poco dopo registrammo il primo CD autoprodotto “Effetto Placebo” (cantato in inglese Dopo la dipartita di Piero Campana decidemmo di contattare il cantante flautista Fabrizio Monadi che, adattandosi subito al nostro tipo di sound, fece rinvigorire la nostra voglia di sperimentazione.

Da dove ha origine il moniker “Johar” per il gruppo?

Il “Johar” era l’atto compiuto da una tribù dell’India quattrocentesca che, quando si trovava oramai sconfitta in battaglia, gettava le armi e si lanciava contro il nemico. Un suicidio collettivo che, non solo metaforicamente, mi sembra molto attuale.

Quale è il vostro background musicale e come definireste il vostro sound?

Ognuno di noi ne ha uno diverso (dal rock prog al blues, dalla psichedelia alla fusion, finanche al post punk). Quindi definirei il nostro sound un rock prog ibrido.

Come siete arrivati alla collaborazione tra voi e Paul Chain?

Durante un nostro concerto era presente anche Paul, che ci chiese se eravamo interessati ad una collaborazione; chiaramente rispondemmo di si.

Quanta importanza date ai vostri testi, a mio giudizio di non facilissima interpretazione?

Molta; per l’interpretazione è presto (relativamente) detto: Franz è una bio-bibliografia di Kafka: infatti la prima strofa descrive la personalità di Kafka (guarda da dietro un muro di vetro) mentre il resto sono microriassunti di quattro racconti (Il Castello, La Metamorfosi, La Tana, Il Processo). China è una dedica ad uno pseudo-amico. Ire è un gioco di parole frammentate che spiega in che cosa consiste il gioco ((ques-to)(tes-to)(vu-ole)(di-mos-trare)(c-ome)(l-a)(paro-la)��.sia(suon-o)da(p-ercep-ire). X-Cycle è semplicemente il ciclo vitale con una domanda finale (perchè?) senza risposta.

A quale tipo di pubblico pensate si rivolga la vostra proposta musicale?

Se il condizionamento psicologico del pubblico non è quello paventato da A. Huxley ne “Il mondo nuovo”, a tutti.

Quali sono i vostri progetti imminenti e quali le vostre eventuali ambizioni e traguardi?

Chiaramente suonare il più possibile dal vivo ed incidere al più presto un nuovo album (i pezzi sono già pronti; per quanto riguarda i traguardi, ci basterebbe pagare l’affitto di casa senza sbattersi in fabbrica.

Roberto Pasqua

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