Live Report

GOD SEND DEATH – Vecchio campo sportivo, Montenero di Bisaccia (CB) – 20/08/2005

Un festival molto “singing in the rain” il God send death, purtroppo, per noi spettatori e per i poveri musicisti, visto che il caldo afoso ha ceduto lo spazio ad una pioggia torrenziale che ha reso la zona concerto una vasta distesa di melma e fango. Ma l’ira della natura non ha fermato il metal che doveva essere e che è stato. Il concerto doveva partire alle 18:00; siamo invece slittati alle 21:45(!). La kermesse era alquanto invitante:

Planar Evil (Old School Thrash Metal da Campobasso)
Athanor (Black Metal da Petacciato, Ascoli)
Sakahiter (Black Metal da Campobasso)
Grimness (Black Death da Roma)
Hour of Penance (Brutal Death da Roma)
Resuscitated (Black Metal da Ascoli)

Aprono le danze i Planar Evil da Campobasso, al posto dei concittadini Resuscitated, spostati alla fine, ma che poi non hanno avuto modo di potersi esibire a causa dell’ora tarda e dell’intervento pacifico della polizia. Thrash metal, old style con tanto di immancabile cover di Reign in Blood, suonato bene ma un pò monocorde nelle composizioni. La band ha comunque dimostrato di saper reggere bene la situazione anche davanti a degli inconvenienti tecnici che hanno innervosito il singer e chitarrista Mark Evil. Seguono poi i black metaller Athanator e quindi vai con candele nere, invocazioni al maligno e sapore di zolfo. Un’esibizione ed un sound degno dei primi periodi dei Dakthrone, Emperor e compagnia bella. Interessanti le composizioni di questa band che, nonostante offra un prodotto abbastanza normale, dal vivo acquista una cera interessante ed un’immagine abbastanza forte. Si sono rievocati i gran bei vecchi tempi della black metal mafia norvegese e dei sound grezzi ed incontaminati. E’ poi la volta de i Sakahiter, e ancora black metal, di tendenze un pò più deatheggianti. Sicuramente una delle esibizioni più potenti della serata (per quanto l’impianto lo abbia potuto permettere). Un sound terremotante, distruttivo e malvagio, mai troppo scontato e molto originale in una commistione di smandolinate black metal e riffs pesanti tipici del death metal. Ottima la performance della band e soprattutto del cantante Amon, che ha dimostrato di saper reggere il palco in maniera energica e carismatica. Secondo me la rivelazione del festival arriva con i romani Grimness: una band a cui auguro veramente tutto il successo che meritano.

Questo quartetto capitolino ha dominato il palco in maniera veramente magistrale, con un impatto sonoro devastante e con canzoni ricche di spunti intelligenti e giustapposti. Un plauso poi alla sezione ritmica e nella fattispecie al drumming di Jonah: veramente spigliato, tecnico, preciso e pulito. Ottimo anche il cantato del singer/vocalist Willer, perfettamente amalgamato con il resto della musica. Chiudono di fatto la serata gli Hour of Penance, dando dimostrazione di essere una delle realtà più valide e consistenti del brutal death death in Italia. Con una sezione ritmica mostruosa e con un cantato orrido e terrificante, gli H.o.P hanno portato la distruzione sul palco del God Send Death, se pur tra qualche piccolo problema alla testata, per il chitarrista e membro fondatore Enrico Schettino.

Mr. Necrotorture (al secolo Alessandro Manco) carissima mia conoscenza e collega musicista, ha tirato fuori una performance al fulmicotone veramente furibonda, con microfonate un pò lesive per la sua dura cervice, oramai vaccinata a ben più dure prove di sadismo. Bravissimi tutti quanti ma il plauso lo do al batterista Mauro Mercurio che ho potuto ammirare sia durante il check sound che durante l’esibizione vera e propria. Sicuramente una delle cime del batterismo estremo in Italia. Potenza e precisione, due doti che non sempre sono riscontrabili in altri suoi colleghi e che il buon Mauro incarna a pieno. Ciliegina sulla torta anche una cover di “Anoint the chosen” degli Incantation Con gli ultimi rimasugli di tempo si cerca di far suonare i black metallers Resuscitated, che, purtroppo, non sono arrivati neanche a completare il primo pezzo, a causa dell’arrivo delle forze dell’ordine. Purtroppo questo festival è risultato un pò sfortunato sia a causa delle avverse condizioni climatiche ma soprattutto, a mio avviso, per un service poco efficiente che non ha reso giustizia al sound, troppo pastoso e confusionario. L’affluenza del pubblico e la partecipazione sono risultate al quanto nitide; nonostante ciò alla fine, tra pioggia e la conduzione direi proprio “familiare” del concerto, si è venuta a creare una bella situazione di cameratismo e familiarità tra musicisti e pubblico, senza inutili e puerili divismi a cui, purtroppo, il mondo della musica ci ha abituato.

MURNAU

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