RecensioniSymphonic Metal

Eagon – Equilibrium Pt. 2 (Autoprodotto – 2020)

Eagon – Equilibrium Pt. 2

Ricordo ancora la prima volta in cui ascoltai i Rhapsody (quando effettivamente si chiamavano ancora così). Come tutti in quel periodo, ero reduce dalla lettura di recensioni entusiastiche che facevano pensare a un fervore mazziniano di rivalsa dell’italianità nel mondo, e le cose non andarono poi diversamente da come previsto. In teoria, il terreno su cui potesse nascere e fiorire il symphonic power metal era fertile proprio nel nostro Paese, dato il fiorire negli anni di riferimenti rinascimentali e barocchi, in direzioni che andavano dall’influenza sul bel canto nazional/popolare fino all’opera del bardo Branduardi, per poi giungere alla carrellata del Rondò Veneziano; tutti fenomeni figli di una secolare tradizione sinfonico/operistica che vedeva nell’anno fatale 1997 il punto di svolta per la credibilità degli italiani all’estero, nonché per un nuovo modo di intendere determinate sonorità.

Cosa c’entra tutto ciò con i pugliesi Eagon? Beh, il parallelo con i maestri triestini viene spontaneo sin dalla scelta del monicker (che ricorda da vicino la saga fantasy di Eragon) e dalla presenza della tematica tolkeniana, nonché dalla scelta di un’introduzione come “La Promenade”, dalle sonorità maestose nella loro delicatezza, che all’ascoltatore avvezzo a determinate sonorità faranno sempre pensare a una sorta di “prologo” a vicende epiche dai risvolti drammatici. Certo, gli Eagon dispiegano anche altre sfaccettature di sound, ma prima di addentrarci nella descrizione di “Equilibrium Pt. 2” è d’uopo specificare che il progetto nasce di recente, nel 2018, dall’incontro tra la bassista e compositrice Valeria Tritto e la cantante Monica Cimmarusti, la cui timbrica vocale ricorda da vicino la scuola di Tarja Turunen, una sfaccettatura che conferisce un sapore marcatamente gotico alla formula del progetto. Questo EP è ovviamente la continuazione di “Equilibrium Pt. 1”, uscito a inizio 2020, e presenta un ideale punto di contatto tra la scuola goth nordeuropea e quelle suggestioni symphonic/power su cui ci siamo soffermati in apertura, con un lotto di canzoni gradevoli e dal piglio “catchy”, una caratteristica da non trascurare mai e che gli Eagon mostrano di onorare a dovere.

Le tinte fosche che dipingono “Ad Gloriam” hanno più di un punto di contatto con gli esordi del genere, cui fa da contraltare l’incedere più robusto di “Rings of Destiny”, un episodio che probabilmente avrebbe beneficiato di una produzione più cristallina per spiccare definitivamente il volo. “Cavatina alla Luna” è decisamente l’episodio centrale dell’EP, con un incipit sofferto che lascia spazio a un’inattesa interpretazione della “Casta Diva” di Bellini, una scelta che si rivela vincente e getta un ponte tra le epoche, oltre a confermare – se mai ve ne fosse bisogno – le qualità vocali della Cimmarusti.

A chiudere i venti e passa minuti di tracklist ci pensa la cavalcata “Equilibrium”, con una coda di basso che lascia emergere anche le qualità della mastermind Valeria Tritto, nonché la serrata “Timbers of Heaven”, altro episodio focale del lavoro con un mood rinascimentale che calza a pennello e si incastona tra i velati richiami al progressive d’annata e un dialogo tra voci che fa pensare ai Rhapsody di epoca Turilli/Conti. Una realtà da tenere sicuramente d’occhio per il futuro, questi Eagon.

Voto: 7,5/10

Francesco Faniello

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