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Reviews - Witchwood
:: Witchwood - Before the Winter - (Jolly Roger Records - 2020)
Ed eccoci al gran ritorno dei Witchwood, ormai a quattro anni di distanza dall’ultima release. Quattro anni in cui la band di Faenza ha girato l’Italia varcandone i confini e ricevendo critiche positive, a volte entusiaste. Questo nuovo “Before The Winter” è esattamente ciò che ci si aspetta: professionalità, coerenza di idee con una soluzione/evoluzione costante di chi ha quel talento cristallino intinto nel crossover tra blues rock e prog con accento italiano, spruzzatine di Pink Floyd e l’oscurità dei Tiamat più densi. Il loro suono e la produzione di questo disco rappresentano la personalizzazione della band, molto professionale, varia e mai banale. Mi vengono in mente i Jethro Tull nella dolcezza onirica del flauto dell’iniziale “Anthem For A Child”, perfetta apertura di quel dannato gioco blues. Pantaloni a zampa di elefante, petto villoso ma essenzialmente troppo magro, fuoco dagli strumenti, qualche cannetta (quelle vere non quelle per moda) ed eccoci dentro gli anni ’70 con “A taste of Winter” e “Feelin’”, inseguendo la scia dei Led Zeppelin. “A Crimson Moon” è una di quelle ballad dalle atmosfere suggestive, epicamente soffuse, tra voce calda e profonda alla Geoff Tate e la pacatezza dell’immenso Tony Martin. Musica eccelsa, alla Witchwood! Siamo in pieno southern sound in “Hesperus”, con richiami neanche troppo velati agli Uriah Heep, cadenze e giri di hammond da brividi, fidatevi. Nella sua semplicità, “No Reason To Cry” diventa un inno live; Il folk strumentale “Nasrid” è da “lacrime tenute dentro”, tanto è la sua bellezza fatta di totale purezza, come se il mare ti invitasse a cena con la luce soffusa della luna. Blues, blues e ancora blues su “Crazy Little Lover”. Il calore delle note mischiato ai colori dell’amore risultano essere un marchio di fabbrica dei Witchwood e questa song ha un finale così bello da voler baciare, abbracciare chiunque ti sia vicino. Ed eccoci alla perla lasciva dal gusto retro-prog molto anni ’70 (ci sento qualcosa della PFM). “Slow Colours Of Shade” è spazio infinito dove tra moog incisivo (Stefano “Steve” Olivi), flauto sognante (Samuele “Sam” Tesori), chitarre molto inglesi (Antonino “Woody” Stella), batteria tanto vicina ai Genesis e un basso pulsante e preciso (Luca Celotti) si dipinge un cielo musicale dove la coralità vocale incide in maniera definitiva (a opera del vocalist Riccardo “Ricky” Dal Pane). Una song totale, totalmente perfetta nel mare della musica. La cover dei T.Rex “Child Star” è la ciliegina sulla torta di questo fantastico album, che racchiude una fantastica espressione musicale concepita per far volare tra il limbo lisergico del blues e la capacità di scrivere canzoni pure, stupende, ammalianti alla Witchwood.
Voto: 9/10
Daniele Mugnai

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www.facebook.com/Witchwoodband
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Witchwood
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