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Reviews - Voidfire
:: Voidfire - Ogien Pustki - (Autoprodotto - 2020)
La band in questione è polacca, più precisamente di Bialystok, e traducendo il titolo del loro album viene fuori questo significato: “Fuoco del vuoto”. Questa band vanta in formazione membri dei Devilish Impressions, ed infatti alle mie orecchie questo lavoro suona davvero maturo, e mi sembrava strano che la band fosse nata dal nulla solo nel 2018 e avesse già così tanta dimestichezza e sicurezza. Non che debutti discografici molto validi siano impossibili da trovare in giro, per carità, ma non così frequenti, ecco. In questo “Ogien Pustki” abbiamo una band che tratta il black metal in maniera raffinata, articolata e con vaghi accenni al death metal melodico tipico di band come Dissection e Sacramentum, sebbene il riffing gelido ed essenziale sia figlio proprio del black metal polacco e di band come i Nokturnal Mortum, piuttosto che dei primi Behemoth.
La band quindi si dimena con classe in un black metal solitamente abbastanza veloce, ma che utilizza pochi ma azzeccati rallentamenti, per dare più enfasi agli attacchi che vengono sferrati con maestria. 
La voce è totalmente in scream, stile in cui il cantante Krzysztof Sobczak (anche nei Lilla Veneda) si esprime molto bene. Sempre in maniera secca ed essenziale, ma che colpisce nel segno. Una nota di merito va anche all’artwork di copertina, che raffigura un’opera di Zdzislaw Beksinski e che risulta onirico, proprio come la maggior parte dei lavori di questo artista, che si ciba di astrattismo, ma le cui colorazioni e rappresentazioni lasciano spazio a innumerevoli interpretazioni. Una delle tracce migliori e più complete del disco, nella quale la band alterna parti acustiche e ripartenze killer, porta il semplice titolo di “-”, e in questo pezzo la band probabilmente dà la migliore prestazione dell’intero lavoro, in un crescendo di feeling malinconico e malvagio. Da brividi.
In generale il disco è davvero bello, ben pensato e costruito, e in più ha attirato la mia attenzione il fatto che la band abbia proposto un’opera di black metal classico, senza voler stupire con chissà quali effetti speciali o variazioni sul tema. Certo, l’influenza da parte di nuove leve come MGLA o Batushka si sente, ma secondo me in questo album vince la semplicità e la convinzione. Segnalo ancora “Kwiat pustki”, quarta traccia dell’album, come una delle mie favorite, con le sue ritmiche belligeranti e il suo vago stile epico.
Un bel disco, poco da dire, che merita la vostra attenzione. Se poi siete fans delle band citate nella recensione, un ascolto è quasi obbligatorio.
Voto: 7,5/10
Joker

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