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Reviews - Virgo
:: Virgo - Virgo - (Alka Record Label - 2016)
Sono una persona semplice. Quando sento accordi dissonanti nello stile del sommo Denis D’Amour, il mitico Piggy dei Voivod, mi commuovo. E poco importa se nel caso dei Virgo l’accostamento sia casuale o no; fatto sta che l’incipit di “Danza di corteggiamento”, la traccia che apre il secondo album del quintetto vicentino, è di quelli che spiazzano, e tanto mi basta per drizzare le orecchie e dedicare alla band tutta l’attenzione possibile. Certo, avevo già avuto un’ottima impressione dal videoclip promozionale – neanche a dirlo, realizzato proprio per la traccia in questione – e il disco non tradisce di certo le aspettative, forte di tante altre frecce al suo arco. Nel primo pezzo c’è già tutto: le dissonanze dei Voivod, il grunge tondo e rassicurante di marca Alice In Chains (una componente poi sviluppata ancor meglio su “Vergine Livrea”), la voce grossa e inconsueta di un erede di Stratos – anche se il singer Daniele Perrino ricorda in più punti gli Affluente, eclettico combo hardcore di inizio anni ’90. Proprio quando ti dici che è impossibile, per una vecchia volpe, non riconoscere che Piggy aveva già sistematizzato tra i solchi di “Dimension Hatross” e “Nothingface” quelle dissonanze che affiorano in buona parte dei brani di “Virgo”, giunge “Selene” a sparigliare le carte, con il suo passo nervoso caro ai Mars Volta che indulge spesso e volentieri in momenti cari al miglior Ruggeri (è già la seconda volta in due recensioni diverse che cito l’Enrico nazionale... sarà che il genio del cantautore milanese inizia a definirsi come canone imprescindibile anche per le nuove leve?). Felici coincidenze, dirà qualcuno... di certo, siamo dinanzi ad una serie di valori aggiunti che fanno da contraltare all’unico difetto che si può ascrivere a questo dischetto, il minutaggio forse eccessivo (ma è una questione di gusti, lo riconosco). E non è una questione di non voler arrivare fino alla fine: la seconda parte ci riserva altrettante gemme, come i tempi spezzati dal sapore prog/funk di “Pensieri Infetti”, o l’interessante coda presente su “L’astinenza”, tipico esempio di come si possa scrivere un pezzo interessante anche condensandolo in meno di due minuti. Così, l’immaginario morboso dei Virgo si dipana fino a “Trasparenze”, ultima bordata guidata dal preciso rintocco di basso e batteria – e non posso fare a meno di immaginarla cantata dalla timbrica sguaiata di Edda Rampoldi, aderente com’è ai canoni cari ai migliori Ritmo Tribale. Altro giro, altra band da tenere d’occhio!
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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