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Reviews - Virgin Steele
:: Virgin Steele - Age Of Consent - (SPV/Steamhammer – 2011)
Non c’è niente da fare. Quando prendi un gruppo sullo stomaco, qualsiasi evidenza atta a dimostrarne il valore risulta quantomai superflua. Mi succede con i R.E.M., nonostante le proteste di quanti, tra i miei amici, considerano gli stessi come antesignani di quella che è stata l’essenza spirituale di tutto l’alternative degli anni ’90. E mi succede con i Virgin Steele, nonostante tutto. Nonostante una performance viscerale e sanguigna a cui ho assistito in occasione dello Steel Fest 2011, e contro ogni evidenza legata al fatto di considerare “Agony and Shame” e “Noble Savage” due riuscite composizioni heavy. Per i R.E.M. la risposta ce l’ho da tempo, non sopporto la faccia di Michael Stipe. Per i Virgin Steele la risposta l’ho forse trovata in occasione dell’ascolto di “Age Of Consent”, laccatissima ed ennesima ristampa dell’originale pubblicato nel 1988.
Un plauso va innanzitutto alla scelta già operata dalla Noise nel 1997 di rimescolare la tracklist, mettendo in apertura una track come “The Burning of Rome”, che meglio rappresenta lo stile della band statunitense, come sarà evidente negli anni (e album) a venire. Se d’altronde è innegabile che la grinta di brani come la succitata track e “Lion in Winter” rappresenti al meglio il concetto di “barbaric romanticism” coniato appositamente per la musica di DeFeis e soci, siamo qui per l’ennesima volta testimoni di brani scialbi come “Let it roar”, che porta avanti un’idea dello speed sicuramente meglio sviluppata dai Loudness già alcuni anni prima, e con un finale letteralmente rubato a “In memory…” dei Black Sabbath di “Seventh Star”. Non parliamo poi di episodi osceni come “Seventeen”, “Chains of Fire” o “Cry Forever”, in cui i Virgin Steele rincorrono l’airplay rock americano senza averne la necessaria capacità di sintesi. Di sicuro interesse per i fans sarà il cd bonus, con una versione di “Screaming for vengeance” dei Judas Priest tutto sommato fedele all’originale, compitino ben svolto che peraltro si aggiunge alla cover di “Desert Plains” già presente nel primo cd. E a proposito di “Desert Plains”: forse che la band volesse rendere giustizia ad un brano già di per sé debole tratto da un album altrettanto debole della discografia priestiana come “Point of Entry”? Temo non ci siano riusciti…
Per tornare al bonus cd, da segnalare restano una manciata di inediti, la cover di “Down by the river” di Neil Young e “A Changeling Dawn”, versione per pianoforte e voce del classico “Noble Savage”. Ecco un caso in cui il solipsismo di David DeFeis si esprime senza remore, con una serie di inserti vocali che tanto risentono dell’Eric Adams più convinto che riusciate ad immaginare. In effetti, c’è qualcosa che non va. C’è in effetti una band, che pur nella più pacchiana pomposità, è riuscita bene sia nel campo dell’epic che delle incursioni nell’hard rock stradaiolo: si tratta dei Manowar. E i Virgin Steele, per quanto mi riguarda, ne rappresentano la versione presentabile all’ora del tè, con tanto di dolci biscottini al burro e miele. Buon divertimento.
Voto: SV
Francesco Faniello

Contact:
www.virgin-steele.com
:: Virgin Steele - The Black Light Bacchanalia - (SPV - 2010)
Ritorno sul mercato dopo 4 anni di David DeFeis e soci! Che DeFeis sia un cantante eccezionale e anche un grande compositore lo si è sempre saputo e nessuno lo potrà mai contestare! Ma credo che la sua vena compositiva si sia fermata a “The House Of Atreus”, assolutamente eccezionali sia la parte uno che la due, uno tra i migliori dischi heavy metal mai composti nella storia della musica! Chi non li avesse ancora ascoltati deve assolutamente farlo...dopo credo che non ascolterete mai più i Manowar!
Ma oggi parliamo di questo nuovo “The Black Light Bacchanalia”; come sempre c’è tutto quello che un fan dei Virgin Steele vorrebbe ascoltare: cantati camaleontici e unici di DeFeis e i suoi bellissimi arrangiamenti di tastiera; la batteria che va come un treno di Frank Gilchriest; i soli di Ed Pursino in stile old-style; i ritornelli; l’epicità...in parole povere tutto! Ma c\'è un ma, appunto...la freschezza si è persa con gli anni. Sembra che DeFeis non voglia quasi più impegnarsi a sfornare quegli intrecci complicati ed eleganti a cui ci
aveva abituato e che la gente e i fan come me ha sempre amato. Se sul disco ci fosse scritto un altro nome e non conoscessimo i Virgin Steele, sarebbe un disco veramente molto bello! Sarei ipocrita infatti se dicessi il contrario, in quanto c’è facilità di ascolto, è suonato in modo molto preciso e articolato e la produzione è veramente
ottima. Chi è fan lo comprerà sicuramente. Agli ascoltatori novelli consiglio invece prima di tutto il precedente disco da me già menzionato e capolavori come i due “The Marriage of Heaven and Hell”, “Invictus” e i su nominati “The House…
Voto: 7/10
Antonio Abate

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www.virgin-steele.com
:: Virgin Steele - Visions of Eden - (Steamhammer/SPV - 2017)
Ritornano i Virgin Steele! Undicesimo album in studio, ristampa del lavoro del 2006 che presto ritroveremo anche come doppio album – un’altra metal opera! Da ammettere però che, se è vero che sono in molte le band che si cimentano con le Metal Opera, i VS sono stati gli unici a debuttare in teatro con tre (metal) opere! Come scrivevo poche righe fa, quest’album si dividerà in due, ovvero “Barbaric Remix Version” e “Romantic Remastered Version” – in poche parole, il lavoro (composto da 11 brani) si alterna in due versioni, una più “romantica” (più symphonic power) e un’altra, in versione più diretta e “barbarica” (più heavy). “Visions of Eden” è basato sulla storia della distruzione del paganesimo, dello gnosticismo e della profanazione (e eradicazione) della “Dea Principio”, correnti che una volta convivevano liberamente, in favore di religioni organizzate, con le “visioni dell’eden” che riguardano Lilith, la prima moglie di Adamo. Bene, passando oltre ai commenti sulla copertina… analizziamo il disco, che è meglio! Al sottoscritto “Visions of Eden” è arrivato in doppio cd, quindi, ho avuto modo di ascoltare le 11 canzoni in entrambe versioni – e non vi nascondo che ho apprezzato la versione “Barbaric”, perché più heavy e più riconducibile alla storia della band! Il disco non presenta intermezzi strumentali di sorta, bensì pezzi corposi, consistenti e spesso di lunga durata; a differenza, vi sono brani simili, ma più melodici (e spesso mielosi) nella versione “Romantic” – comunque da non disprezzare! Difficile commentare una o più canzoni… anche perché sono dinanzi a due versioni – e considerando che quest’album è uscito originariamente nel 2006 devo ammettere che nella versione “Romantic”, quindi, nella versione più sinfonica, i Virgin Steele perdono molto (de gustibus) a differenza della versione più diretta e più vicina alla produzione storica della band. Non c’è molto da aggiungere a quanto è stato già scritto su questo disco e su questa band. A me piacciono, per la loro ‘pacchianeria’ (vedi le loro copertine); difatti, di recente ho comprato “Noble Savage”, “Age of Consent”, “Life Among The Ruins”, “The Marriage of Heaven & Hell Pt. 1” e “The Marriage of Heaven & Hell Pt. 2”. Una band storica, o la odi o la ami! A voi la conclusione…
Voto: 7/10
Giovanni Clemente

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