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Reviews - Venom Inc.
:: Venom Inc. - Avé - (Nuclear Blast - 2017)
Nei primi anni ’90 era tutto un proliferare di programmi dedicati al metal sulle radio locali. Uno di questi si chiamava “Rock Ola” e il conduttore era entrato in fissa con un disco da poco ristampato per l’apposita collana dell’Armando Curcio Editore. In particolare, i pezzi in heavy rotation erano “Prime Evil”, “Harder Than Ever” e “Skool Daze”; il disco, neanche a dirlo, era “Prime Evil” dei “nuovi” Venom, allora orfani di Cronos e desiderosi di rinnovare la propria credibilità grazie all’innesto di forze fresche, come il frontman Tony “Demolition Man” Dolan. Il resto della storia la conosciamo un po’ tutti: l’oblio, il ritorno sulle scene grazie alla reunion e il progressivo e successivo sfaldarsi della formazione originale dei padrini del black metal. Quindi, dopo la parentesi M-pire Of Evil e il ritorno del drummer Abbadon alla corte di Mantas e Demolition Man, nascono i Venom Inc. Ci sono dunque due Venom nel 2017? Vedetela un po’ come volete, e dividetevi pure in fronde o partigianerie a seconda del vostro credo, a me il dibattito appassiona poco, anche perché ho sempre visto una soluzione di continuità tra il signor Conrad Lant e l’altrettanto gentleman Tony Dolan, distinti e riconoscibili anche per una faccenda di genere: più legato alla tradizione primigenia il primo, più allettato dalle derive thrasheggianti il secondo, con il punk e la NWOBHM a brindare in ogni caso ad entrambi i banchetti. Il disco? Proprio come ve lo aspettate, nel bene e nel male: un album nero come la pece ma al contempo capace di quelle aperture che solo i britannici sanno dispiegare e che hanno ammantato di mitologia il blasone di questi personaggi. E poco importa se il riff portante dell’opener “Ave Satanas” è praticamente preso a piene mani da “Victim Of Changes” (per non parlare dell’Ave Maria di Schubert in versione angelica collocata nell’incipit, secondo il vecchio e inflazionato principio di contrasto tra la luce e le tenebre): Jeff “Mantas” Dunn si conferma essere un chitarrista efficace e dall’alto potenziale creativo, riuscendo in alcuni frangenti a riprodurre atmosfere modernissime, vicine al miglior James Murphy. Poi, ovvio che “Avé” sia un po’ tutto grattugione, complice la voce abrasiva (e irresistibile) di Dolan. Chi li ha visti live è stato molto critico, propendendo decisamente per gli “originali”... chissà. In effetti, sono clamorosamente riuscito a mancare l’appuntamento con entrambe le formazioni, per cui non faccio testo; posso però basarmi su quanto ascolto, e il risultato non è malaccio, anzi. Su “Forged in Hell” sembra sulle prime di ascoltare la premiata ditta Ozzy/Wylde, il tempo di lasciar emergere uno di quei riff semplici ma efficaci, che marchiano a fuoco la produzione di Mantas sin da “Welcome To Hell”; stesso discorso vale per l’inno “Metal We Bleed”, sorta di “Highway Star” nera nell’incipit, per poi rafforzarsi con una di quelle evoluzioni thrashy a cui ci ha abituato la scena teutonica negli anni. È poi la volta dell’idea semplice ma efficace del mid tempo di “Dein Fleisch”, che ha (casualmente?) quel flavour freddo e industrial in stile Rammstein/Die Krupps (che ritroveremo anche nella successiva “Preacher Man”)... niente che non abbiano comunque inventato gli stessi Venom, però! Devo dirvi la verità, dinanzi ad un minutaggio di circa sessantadue minuti mi era venuto il dubbio che dopo quattro pezzi il disco iniziasse a mostrare la buccia, e in effetti non si può dire che “Blood Stained” mantenga il buon livello degli episodi precedenti, eccezion fatta per le atmosfere neoclassiche dell’assolo; così, la seconda parte di “Avé” è decisamente calante, con “The Evil Dead” che ci riporta agli episodi speedy di “Prime Evil”, “I Kneel To No God” che sembra evocare i Carcass di “Swansong” e con una chiusura che più classica non si può affidata alla divertente “Black N Roll”, le sue consuete tinte oscure e il suo svolgimento un po’ prolisso (difficile recuperare la capacità di sintesi dispiegata non dico nei super classici come “Live Like An Angel...”, ma anche su “Skool Daze”). Nonostante il mio giudizio parzialmente critico, siamo sicuramente su livelli superiori agli M-pire Of Evil, grazie ad un disco sicuramente più “centrato” e meno confusionario rispetto agli episodi prodotti dalla band di “Creatures Of The Black”. Con queste premesse, il futuro non può che riservarci buone sorprese... tra cui magari quella di vederli dal vivo al più presto, no?
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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