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Reviews - Vader
:: Vader - Necropolis - (Nuclear Blast – 2009)
Si dice che quando una band giunge ad un accordo con la (ormai major per quanto riguarda il metal) Nuclear Blast tende a sfornare prodotti dal taglio più commerciale ma questo non è assolutamente il caso dei polacchi Vader con il loro nuovo album “Necropolis”. Infatti nella formula della band non è cambiato assolutamente nulla se non qualche aggiunta di assoli di chitarra ma che sicuramente non conducono il cd verso un pubblico abituato ad ascoltare generi più melodici. Non gli poteva essere assegnato un titolo migliore, perché durante tutta la durata di “Necropolis” l’ascoltatore sarà penetrato da un atmosfera sinistra e tetra (dai richiami black metal che ha ormai personalizzato lo stile della band) che da l’impressione di essere davvero in una necropoli. Questo album è la prova che dopo tutti i cambi in line-up (in pratica interamente rinnovata escludendo Peter, il fondatore) di cui la band è stata protagonista lo scorso anno, di idee ne hanno ancora e anche decisamente valide. Dopo l’acerbo (a mio parere) “Impressions In Blood” ci voleva un album compatto e di alto livello come il suddetto. Dovremo aspettarci delle grandi cose dall’act polacco (ormai divenuto una colonna portante del genere), inchinatevi davanti alla loro bestialità contenuta tutta in questo grande disco!

Voto: 8/10
Pax (Antonluigi Pecchia)

Contatti:
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:: Vader - Solitude in Madness - (Nuclear Blast - 2020)
Anche se sono passati esattamente dieci anni da quando intervistai l’allora batterista dei Sodom Bobby Schottkowski, una delle frasi di quella chiacchierata riecheggia ancora con forza, specie in questi casi: “[punk oriented o thrash-oriented che siano] i Sodom sono i Sodom appena Tom inizia a cantare. Succede tutte le volte!”. Bene, prendete questo concetto e applicatelo ai Vader, la sostanza non cambierà: sebbene siano stati molto più costanti dal punto di vista del sound nel corso dei decenni rispetto al camaleontico (ex) trio tedesco che ho poc’anzi portato a esempio, la caratteristica che distingue i Vader dal resto delle sconfinate legioni di death metallers nel mondo è proprio la voce di Piotr “Peter” Wiwczarek, marchio di fabbrica indelebile e vero urlo di chiamata alle armi per le suddette legioni, con il suo timbro profondo eppure così tagliante in un ambito senza compromessi qual è il genere di riferimento. Ecco, senza girarci troppo intorno direi che possiamo definire “Solitude in Madness” il disco death metal per eccellenza di quest’anno così funesto, e non solo perché ne costituirebbe suo malgrado la colonna sonora ideale, quanto piuttosto per l’invidiabile coerenza mostrata dal quartetto polacco, che passo dopo passo tende a culminare in una serie di dischi di fattura molto buona, se non ottima. Ora, confesso di essere stato un ascoltatore molto spurio della band dopo il botto senza precedenti fatto da “The Ultimate Incantation”, ma quello che ho sentito nel corso degli anni non ha mai tradito le aspettative, e quest’ultima fatica non è da meno. Anzi, spicca in modo particolare la sempre maggiore perizia dimostrata dal combo nello sparigliare le carte di volta in volta, unendo con un colpo da maestri la raffinatezza del buon vecchio thrash con il putridume del death concepito originariamente Oltrecortina. In più, possono permettersi di lasciare fuori da questo lotto di undici tracce quella “Grand Deceiver” che era il brano di punta dell’EP “Thy Messenger” uscito l’anno scorso e che sarei stato pronto a scommettere che sarebbe stato della partita in questo full-length, magari al posto d’onore... ma nulla, le frecce all’arco di Piotr non mancano, ed eccolo calare l’asso con l’opener “Shock and Awe”, una scheggia impazzita di neanche due minuti e mezzo che dispiega immediatamente il concetto di maturazione musicale che hanno da quelle parti: sempre più pesanti, sempre più veloci e basta così. Ci pensa poi la successiva “Into Oblivion” a far calare l’oscurità su quel che resta di luminoso in questo disco... Qualche altro esempio? “Sanctification Denied” richiama i migliori episodi di “Divine Intervention” dei compianti padri putativi Slayer, con un inserto di clean guitar che spiazza, collocato com’è dopo una serie di riff intricati che sono un’altra caratteristica peculiare dei polacchi; da rilevare anche i consueti solos melodici che troviamo su “Emptiness” (quasi hard rock, nel suo incedere, non sto scherzando!), “Stigma of Divinity” e “Bones”, mentre è inimmaginabile rimanere impassibili su un pezzo come “Final Declaration”, con un assolo breve ma da incorniciare – proprio quelle chiose di scuola death classico che tutti vogliamo ascoltare in dischi del genere. Inutile citare tutti i pezzi... non vi resta che far vostro questo “Solitude in Madness”, magari insieme all’imminente live degli Autopsy in uscita a fine mese (e che attendiamo al varco!). Come si diceva una volta, death is just the beginning...
Voto: 9/10
Francesco Faniello

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:: Vader - The Darkest Age – Live`93 - (Witching Hour Productions - 2020)
Il death è metal è sempre stato un genere avaro quando s’è trattato di mandare in stampa album live. Nonostante sia proliferato proprio grazie ai chilometri macinati dalle band, le fotografie di questa attività da stakanovisti sono veramente poche. Tre le più antiche testimonianze c’è “The Darkest Age – Live`93”, memorabile album edito per la prima volta dalla Earache, la quale evidentemente aveva capito che, nonostante i polacchi avessero un solo album alle spalle, c’era già un certo interesse de pubblico per quella strana e rara creatura che arrivava dalla Polonia. Parliamo dei tempi in cui Piotr e compagni subivano qualcosa di più di una semplice fascinazione per i Morbid Angel – ci metteranno un po’ a scrollarsi l’etichetta di cloni – ma comunque erano capaci già di scrivere brani di livello, alcuni dei quali poi sarebbero diventati dei classici del genere. Quel disco oggi viene riposto dalla conterranea Witching Hour Productions, che non solo pubblica uno stupendo CD in formato digipack ma per la prima volta viene edito nel formato doppio vinile (anche in cassetta). Ingenuo e verace, questo live è una sorta di capsula del tempo: oltre alla qualità intrinseca dei brani, quello che colpisce è l’entusiasmo che arriva dalla band e dal pubblico, quasi che tutti i presenti in sala fossero coscienti che stavano in quei giorni dando vita a qualcosa di nuovo e immortale. Se il death è sopravvissuto a più decadi, lo deve anche a pionieri come i Vader, tra i primi a proporre oltre il muro certe sonorità. Il CD si conclude con la cover di “Hell Awaits”, ma se l’Inferno ha ormai accolto tra le sue fiamme gli Slayer, siamo ben certi che dovrà attendere un bel po’ prima di ospitare in uno dei suoi gironi i più che vivi Vader.
Voto: 8,5/10
g.f.cassatella

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