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Reviews - Tomydeepestego
:: Tomydeepestego - Chronophage - (Subsound Records – 2009)
Dopo circa due anni tornano sulle colonne di R&W i Tomydeepestego. Questo è il lasso di tempo intercorso tra la pubblicazione del debutto Odissea e questo nuovo Chronophage. Registrato, missato e masterizzato tra febbraio e aprile presso Hombrelobo Studio (Roma) da Valerio Fisik, Chronophage riprende il discorso lasciato in sospeso dal suo predecessore. Infatti quella “instabilità” artistica presente in Odyssea è qui confermata, anche se mutata. Forse meno “fumoso”, questo nuovo album contiene le stimmate della sperimentazione e della ricerca, e sopratutto quel fascino al limite della psichedelica, che rendono i Tomydeepestego una mosca bianca nel panorama musicale italiano. Ancora una volta è complicato scegliere un brano, non tanto perché l’album sia coeso, ma per il motivo contrario: il contenuto di Chronophage è un fluido che cambia forma di volta in volta. L’assenza del cantato non rende facile l’ascolto dell’album a chi si pone in modo distratto o superficiale; chi cerca le sfumature e i ricami, qui ne troverà a iosa. Ben tornati Tomydeepestego.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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www.tomydeepestego.com
www.subsoundrecords.it
:: Tomydeepestego - Fears - (Autoprodotto - 2019)
Capita sempre così, tutti gli anni. Si tirano le somme e ci si rende conto che c’è qualche disco rimasto indietro da recensire, anche se – va detto – non sono più così tanti a resistere al lavoro di scrematura che avviene nel corso dei mesi. Eppure, è abitudine consolidata quella di mettere, per così dire, un articolo sotto l’albero di Natale, specie per dischi di particolare interesse spesso presenti nel lettore, meno spesso in punta di penna. Detta così, sembra quasi il gesto munifico di qualche altolocato dickensiano o simili, ma farei un torto ai Tomydeepestego derubricandoli a “semplice pratica da sbrigare”: il discorso di cui sopra è strettamente personale, a mo’ di autoassoluzione per i ritardi più che di “ultima grazia” prima che i botti portino via il duemilaventi, tanto che “Fears” è uscito nell’ottobre del 2019 – un’altra vita e un’altra epoca, se ci pensiamo per un attimo. Non vi nascondo che quando leggo nomi come quello dei Tomydeepestego non posso evitare di pensare ai Fordirelikesake o cose simili; in realtà, il quartetto romano ha poco in comune con i math-corers americani, se non la voglia di sperimentare su territori battuti meno frequentemente del solito, con risultati che sono prima di tutto un simbolo di resistenza alle strette maglie della “forma canzone” e a una qualsivoglia strizzata d’occhio a quello che possiamo (ancora?) definire “il pubblico”. Sette le tracce presenti, con le evoluzioni chitarristiche (melodiche e al contempo “percussive”) dell’opener “Empress” che fanno immediatamente pensare a un manuale dell’indie rock più elettrico; ciò che colpisce è l’assenza di linee vocali, una scelta sempre e comunque coraggiosa (nonostante non abbia più quella ventata di novità di cui poteva disporre fino a qualche tempo fa), appena “tradita” dalla gradita presenza di David Battistini alla voce su “The Big Bad Red Wolf”. I Tomydeepestego interpretano i canoni del post rock in maniera muscolare, senza trascurare buone dosi di distorsore e ritmiche incalzanti, atte a sottolineare i vari sentieri immaginari percorsi dai pezzi, come avviene nell’interessante rifferama di “Many Days March Away”. Lo spettro dei Tool è sempre in agguato, ma i Nostri riescono a rendere la propria sezione ritmica più rilassata al fine di sfuggire all’inevitabile modello Chancellor / Carey, riuscendo a rendere evidenti i propri intenti descrittivi in un pezzo significativo come “Witches”. E poi, c’è il già citato episodio cantato, che vale come respiro per la dinamica del disco; per quanto i richiami agli Eyehategod possano definirsi “respiro”, ma questo è un dettaglio a cui gli ascoltatori avvezzi a sonorità ostiche non fanno neanche caso. Pur con un anno di ritardo, mi aggiungo al coro di chi vi consiglia di tenere d’occhio questa band, magari prestando attenzione anche alla produzione precedente, interamente disponibile su Bandcamp.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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www.tomydeepestego.com
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tomydeepestego.bandcamp.com
:: Tomydeepestego - Odyssea - (Subsound Records – 2007)
Un suono pesante, denso, avvolgente, ma al contempo rarefatto, etereo ed onirico. Sono queste le sensazioni percepite appena si inserisce nel lettore il cd degli italianissimi Tomydeepestego e parte la riproduzione dell’evocativa “Euskadia”. Musica sperimentale, molto affine a quella di band quali Isis e Sleep, ancorata nello stoner, che tuttavia non raggiunge mai picchi di furia o schizofrenia fini a se stesse come a volte accade nei dischi di Neurosis e Godflesh. Qui ogni nota ed ogni accordo sono frutto di un calmo e lungo ragionamento, volto ad ottenere composizioni lunghissime, articolate e cervellotiche, tutte unicamente strumentali. E’ l’assenza assoluta di una qualsivoglia forma di cantato a rendere particolare e quasi magico questo disco, dai cui solchi permea un muro sonoro che avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera psichedelica, che al sottoscritto ha trasmesso le stesse emozioni dei dischi di Alice In Chains e primi Pearl Jam nonostante ci si muova si coordinate stilistiche lontane anni luce dal giunge di Seattle. “Euskadia” e “Mediterraneo” valgono da sole l’acquisto di “odissea”, un album indubbiamente fuori dai canoni e di un’originalità disarmante.
Voto: 8
Marco Cramarossa

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