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Reviews - Thy Art Is Murder
:: Thy Art Is Murder - Holy War - (Nuclear Blast - 2015)
Quando ascolto band del genere mi chiedo perché il deathcore sia così disprezzato dagli intenditori di death metal e brutal se le sonorità, la violenza dei testi, e lo stupro dei timpani equivalgono.
Già dai tempi di The Adversary (2010) e di Hate (2012) i Thy Art is Murder hanno fatto innamorare gli ascoltatori con i loro blast beat, i loro growl, ed i loro violentissimi breackdown. Con questo nuovo lavoro, Holy War, il quintetto di Sydney rivela anche grande maturità negli arrangiamenti ed una crescita esponenziale del valore dei lavori che sta pubblicando.
Il messaggio di Holy War è forte e chiaro ancor prima di leggere le lyrics, già semplicemente guardandone la cover che rappresenta un bambino incappucciato con addosso dell’esplosivo. Messaggio sociale molto importate che non poteva essere più diretto e soprattutto attualissimo, dati gli avvenimenti dell’ultimo paio d’anni. Uno dei chitarristi, Andy Marsh, scrive “Siamo il tipo di persone che hanno domande da fare. Mentre la maggior parte degli altri scelgono di evitare religione, politica o denaro, Holy War ha canzoni che parlano di religione, una rottura che ho avuto l’anno scorso, i diritti degli animali, l’ambiente, gli abusi sui minori (come Reign Of Darkness nel nostro scorso album), disinformazione proveniente da internet... tutte cose delle quali siamo appassionati. Nessun altro sta parlando di queste sette religiose che stanno uccidendo tutti questi ragazzi!”. Temi molto delicati quindi di cui si discute ormai costantemente e nei quali qualcuno, come appunto questa giovane band australiana, finalmente si espone.
Il segreto dei Thy Art is Murder è la geniale combinazione di elementi Depressive Hardcore con la distruttività del Death Metal, e di quello fatto bene. Il risultato è quello che un ascoltatore medio definirebbe Deathcore, ma sarebbe troppo riduttivo etichettarlo così per le mille sfaccettature che possiede. Sono i riff di chitarra taglienti, tecnici ma “grezzi” al tempo stesso, il drum set impeccabile sia nell’arrangiamento che nella scelta dei suoni, ed i growl cavernicoli che mettono i brividi gli elementi che rendono un grandissimo lavoro questo album.
Credo che questa band sia un ottimo punto di congiunzione tra quelle due fazioni che si sono venute a creare negli ultimi anni, quella dei “puristi” e quella della nuova generazione del metal, perché possiede elementi che sono vicini ad una ed all’altra. Solo un’altra band fin ora aveva saputo darmi lo stesso effetto dei Thy Art is Murder, i Whitechapel, altra band che sazia in pari maniera gli stomaci dei deathster e dei deathcoriani.
In conclusione, questa band australiana trasmette molta rabbia, molto odio e molta grinta, ed è una goduria da ascoltare quando si è fermi nel traffico da un’ora e si vorrebbe far esplodere il mondo.
Voto: 9/10
Antonio Paolillo

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:: Thy Art Is Murder - Human Target - (Nuclear Blast - 2019)
Quinto album per gli australiani Thy Art Is Murder che con la loro miscela di rabbia, violenza sonora e padronanza tecnica strumentale non indifferente (grazie anche al nuovo innesto alle pelli Jesse Beahler) cercano di farci capire come questo mondo sia allo sbando. I loro testi sono una miscela di fermento caustico e incazzatura per questa malata società. Musicalmente siamo sul deathcore molto tecnico ed articolato, con i Thy Art Is Murder che si sforzano di essere più originali possibile. E questo forse è il loro maggior difetto sapendo benissimo che in questa dimensione musicale o si è dei fenomeni (Bring Me the Horizon, Suicide Silence) oppure si viaggia sulla corda dell’anonimato cercando di districare quella matassa di suoni e voci stantia e fine a se stessa. Un po’ come accadde nel Nu-Metal, con quelle produzioni ipercompresse ma tutte uguali. Il cantato growl di CJ McMahon è potente e aggressivo, ma forse stantio nella sua celebrazione di violenza sonora. La title track ha un inizio con il palm muting e apre ad una tripletta foraggiata da un impatto sonoro devastante, composta da New Gods, Death Squad Anthem, Make America Hate Again. I nostri cercano di descrivere la sofferenza e il dolore attraverso un impatto devastante e duro come il cemento armato come in Atonement, la migliore del lotto. Le ultime tracks sanno di mestiere inseguendo una forma canzone monocorde. Un album in definitiva che vorrebbe elevarsi, che vorrebbe cercare di risolvere la staticità di una prova sì maiuscola come produzione e perfetta come esecuzione, ma che non va più in là della formula moderna del metacore in salsa death.
Voto: 6/10
Daniele Mugnai

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