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Reviews - Supercanifradiciadespiaredosi
:: Supercanifradiciadespiaredosi - Geni compresi - (Lizard Records - 2017)
Va beh, ragazzi, dai... è un dettaglio. Il fatto è che questo disco è uscito nel 2017, mi è stato inviato dalla band nel corso del 2018 e la recensione.. esce nel 2019! Tutto regolare, no? Per la verità, “Geni compresi” oscillava tra il lettore e la scrivania da un bel po’, avrà fatto anche qualche viaggio in macchina e non, a testimonianza della difficile collocazione dei Supercani..., il cui monicker abbrevieremo per ragioni di comodità. Non che non ne apprezzi la citazione di Mary Poppins, anzi! Dunque, procediamo con ordine: siamo dinanzi a un trio composto da Brodolfo Sgangan, Findut Poteidone e Randy Molesto, rispettivamente al basso e voce, al... basso e voce e alla batteria. Due bassi: facile, no? Il primo gruppo che viene in mente magari sono i Primus, ma non giungiamo a conclusioni affrettate! Il fatto è che Les Claypool era da solo, e non credo sia giusto (né per gli americani né per i Supercani...) ridurre tutto a termini così semplicistici: i Supercani sono sì amanti delle sperimentazioni, ma usano i due bassi in maniera paradossalmente classica, con l’uno che di volta in volta porta la ritmica e l’altro che svolge le funzioni di uno strumento solista. Un approccio tutto sommato personale, che semmai riporta il discorso sperimentale su coordinate sonore vicine allo space rock (complice l’uso delle vocals, non sempre “facile all’ascolto”) e a certo prog “schizzato” che può a tratti far pensare agli olandesi Focus (anche qui per via dell’uso delle timbriche vocali). In questo che è il loro quarto disco passiamo dunque dall’incrocio impossibile tra Public Enemy e Kraftwerk su “Bicbasfol” (il cui testo farà scendere una lacrimuccia ai nostalgici delle cassette), al funzionalissimo innesto di chitarra a opera di Nicola Conci su “Ceunintoppo” – che dimostra come sia possibile mettere alla porta la sei corde per poi farla rientrare dalla finestra, senza perdere un grammo di coerenza – a una traccia come “Poltron”, a metà tra psichedelia e progressive (indovinate un po’? È proprio la mia preferita!), non lesinando una certa attitudine “estrema” negli intrecci ritmici dell’iniziale “Dèi Lapponi” e di “QCC”, fino alle atmosfere care ai Peeping Tom di “Ship down” e alla delicata chiusura di “Uoddiu”, che beneficia della voce di Ana Maria Torres e del pianoforte di Fabrizio Mattuzzi, con un effetto straniante che ricorda un po’ Elio e le Storie Tese. Certo, non mancano gli episodi un po’ fuori luogo, come l’effetto “acchiappafantasmi” su “Protopanza” – un po’ fastidioso ma in fin dei conti coerente con l’atmosfera generale del disco. In fin dei conti, i Supercanifradiciadespiaredosi sono così... prendere o lasciare!
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

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