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Raw & Wild Rockfest IX edizione



Reviews - Rocky Horror
:: Rocky Horror - Un salto nel buio - (Irma Records / Self Distribuzione - 2018)
Che i Rocky Horror siano di casa, qui a Raw & Wild, lo sanno anche i sassi. Sia per collocazione geografica che per la presenza del boss supremo della ’zine in line-up, il “nostro” Francesco “Baron Frankenheimer” Rinaldi di cui ha già detto diffusamente il buon Giuseppe Cassatella in occasione della recensione del precedente “Sciogli il tempo”. Facili battute a parte, “Un salto nel buio” è il nuovo tassello discografico della rodatissima compagine, reduce da un fitto tour in collaborazione (e compenetrazione) con l’icona del rock nostrano Pino Scotto, e qui di nuovo in pista con nove tracce nuove di zecca e piene zeppe di ospiti illustri, diretta conseguenza di sinergie e collaborazioni attivate nel suddetto tour. Dunque, un disco sostanzialmente consequenziale, che vede qui anche la semplificazione del classico monicker Rocky Horror Fuckin’ Shit in favore di una versione più stringata e ancor più vicina alla simbologia di riferimento – quel “Picture Show” targato Sharman / O’Brien. In barba alla regola del vantaggio, partirò con i lati “oscuri” del disco per poi dirvi quanto di buono ci ha consegnato l’inossidabile quartetto anche stavolta: in primis, vi dirò come io sia naturalmente diffidente in presenza di molti ospiti (tra cui vari nomi “di grido” dell’alternativismo a 360%, metal ma anche indie, punk e altro), poiché ritengo sia una pratica ormai abusata e che va oltre il classico “specchietto per le allodole”. Per la verità, a parziale discolpa dei Rocky Horror ci sta la constatazione che il progetto abbia da tempo assunto i connotati del “collettivo”, come già ampiamente dimostrato in occasione del precedente capitolo discografico – e del successivo tour. Un collettivo che mira in alto, autore di un caleidoscopio di suoni che mantiene sempre e comunque un filo conduttore un po’ idealista e un bel po’ affine a chi come me ha vissuto gli anni ’90 dal lato dell’arte “di denuncia” e lontana dai conformismi. Certo, non tutti gli episodi presenti su “Un salto nel buio” sono quello che si definisce la mia tazza di tè, a partire (ahimè) proprio dall’opener “Siamo noi”, scelta anche come primo singolo, che in effetti non mi aveva entusiasmato granché sin dal primissimo ascolto. Le potenzialità della già citata caleidoscopica miscela esplodono però sin dalla successiva “Godzilla”, impreziosita dal rifferama serrato che ben si sposa con lo stile “posse” discendente diretto di Frankie Hi-Nrg (e con una graditissima citazione dello zio Ozzy!); insomma, una track dall’incedere anthemico, qualcosa che prende le asperità dei Fluxus e le mitiga con i dettami del miglior Caparezza. Su “Non è un crimine” fanno invece capolino sia i fiati dal sapore metropolitano di derivazione Panico / Red Hot Chili Peppers che le complesse ritmiche di scuola Rage Against The Machine, con la ciliegina sulla torta dell’assolo di Kris Laurent (Cadaveria). Il consiglio è ovviamente quello di ascoltare i testi: in particolare quello della plumbea e korniana “Ali” (anche qui lead guitar in evidenza, a opera di Kappa della Strana Officina), dell’esperimento a metà tra hardcore e post/punk di “Foggia a mano armata”, di “Guarda nei miei occhi” con il suo cantato “a grattugia” (molto Oi!) , fino a quello di episodi più riflessivi come “Oggi come ieri”. E se proprio lo volete sapere, è la conclusiva “Social Karma” uno dei miei pezzi preferiti, grazie anche all’impagabile mood horror apportato dalle tastiere di Freddy Delirio dei Death SS. In conclusione, un disco consigliatissimo a chi è affezionato ai fiati di “Mother’s Milk” così come al buon vecchio crossover (di cui i Rocky Horror sono indiscussi portabandiera in questi Anni Dieci!) ma anche a chi ha voglia di saltare e ballare, senza per questo smettere di azionare il cervello. Un progetto sì ambizioso, ma dai risultati ragguardevoli!
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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