Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Reviews - Pallbearer
:: Pallbearer - Forgotten Days - (Nuclear Blast - 2020)
Gli americani Pallbearer sono sicuramente una tra le più interessanti formazioni doom o più in generale metal nate nell’ultimo decennio. Grazie ad album di ottima fattura come “Sorrow and Excintion” (2012) e “Foundations of Burden” (2014), nonché ad una consistente attività live, hanno attirato su di sé gli occhi dei fans e degli addetti ai lavori, riuscendo a “guadagnare” un contratto con la Nuclear Blast con cui hanno pubblicato “Heartless” nel 2017 e questo nuovo “Forgotten Days”.
Il loro sound ha come base ovviamente i Black Sabbath degli esordi (come del resto quasi tutti i gruppi doom nati dalla fine degli anni settanta in poi), ma non c’è dubbio che gli americani abbiano dato nuova linfa al genere arricchendolo di nuove sfumature. Gli inserimenti di elementi progressivi e a tratti psichedelici si sposano benissimo con gli elementi più “classici” del puro doom come ad esempio il “passo lento” e la ricerca quasi spasmodica dell’impatto emotivo associate ad atmosfere tetre.
Per quanto concerne lo stile, l’album non presenta eclatanti novità rispetto ai dischi precedenti, se non per un approccio più live specialmente rispetto al precedente “Heartless”, dove erano molto più marcati gli elementi psichedelici e progressivi sopracitati.
Nonostante questa maggiore immediatezza (ovviamente rapportata al sottogenere con cui abbiamo a che fare), “Forgotten Days” è un album da scoprire ed assaporare pian piano, per coglierne la vera essenza. Esso “cresce” con l’avanzare del tempo, rivelando elementi nuovi ed interessanti ad ogni nuovo ascolto, la carica emotiva dei nostri trascina l’ascoltatore in un viaggio nel proprio inconscio cercando di trovarne gli elementi più tristi e malinconici nascosti in esso.
La lunga “Silver Wings” è probabilmente la canzone che riassume meglio l’essenza dell\'album e più in generale dei Pallbearer; canzone dal passo lento, angosciante e triste, dove si incastrano in modo perfetto parti strumentali e melodie vocali dal forte impatto emotivo, il tutto sorretto da riff sabbathiani pesanti ma allo stesso tempo melodici.
Le ritmiche sono ricercate ma tutt’altro che noiose e forzate, il groove e certe impostazioni di esse richiamano alla mente oltre che la coppia Ward / Butler anche i Manilla Road, specialmente quelli dell’era di Rick Fisher.
Non mancano di certo canzoni un po’ più immediate e coincise come la title track, “Riverbed” (entrambe figlie dello spirito dei Cathedral più malinconici) e la bellissima “Rite of Passage” dal ritornello molto orecchiabile dove vengono messe ancora più in risalto le doti espressive di Brett Campbell.
Sorprende invece per quanto concerne l’aggressività “The Quicksand of Existing”, canzone sorretta da un riff semplice ed efficace dal gusto quasi ottantiano.
La conclusiva “Caledonia” al contrario è il pezzo più introspettivo e progressivo che fa da collante con il precedente album “Heartless”. Non a caso è forse il pezzo che necessita di più ascolti per essere apprezzato fino in fondo.
Concludendo, “Forgotten Days” è un altro tassello fondamentale nell’importante se pur breve carriera del quartetto americano, e non fa altro che confermarne le qualità sia dal punto di vista tecnico che compositivo.
Nonostante ciò, si ha l’impressione che il definitivo salto di qualità debba ancora arrivare. Le potenzialità che si intravedono nei Pallbearer fanno ben sperare che per il capolavoro, o comunque per l’album che permetta loro di raccogliere definitivamente l’eredità delle band storiche, sia solo questione di tempo.
Per ora, se amate il doom o comunque siete ben propensi ad ascoltarlo, chiudete gli occhi e godetevi sia con le orecchie sia con l’anima questo disco.
Voto: 8/10
Stefano Sofia

Contact
www.facebook.com/pallbearerdoom
:: Pallbearer - Heartless - (Nuclear Blast - 2017)
Non è improbabile che una manciata di anni fa avrei letteralmente sbavato per una band come i Pallbearer. Se vi trovate nella mia (invidiabile?) condizione di verginità nei confronti del gruppo, nel senso che come me non ne avevate mai sentito parlare, provate ad immaginare i My Dying Bride che si mettono a suonare un po’ di quel doom classico di matrice europea, senza dimenticare il giusto apporto del prog in salsa Queensryche, e il gioco è fatto. Una miscela formalmente ottima, che ha assicurato alla band un carnet di tre dischi (compreso il qui presente “Heartless”) e una certa credibilità negli ambienti oscuri più attenti alle contaminazioni prog (e viceversa). A fare la differenza è sicuramente la voce soave di Brett Campbell, che ricorda a tratti i Confessor, a tratti i Solstice; l’accostamento non è casuale, perché in entrambi i casi si tratta di band i cui vocalist li ho sempre considerati il punto debole del lotto, non tanto per l’innegabile livello tecnico, quanto per l’effetto d’insieme. De gustibus, direte voi... appunto. E a proposito di effetto, sin dai primi brani non si può negare una certa influenza “rinascimentale”, alla maniera dei Maiden post-reunion, unita a quell’epicità che accompagna la solenne opener “I Saw The End” dalla prima all’ultima nota. Se il riffone grosso di “Thorns” ci consegna comunque una band legata a doppia mandata ai dettami del metallo, iniziamo a sospettare come gli orizzonti della band siano più ampi di quanto sembrino con l’arpeggio iniziale di “Lie Of Survival”, il cui intreccio è ben memore di certo post/rock raffinato e sognante, prima di sfociare nel baratro tipico delle sonorità più lente espresse dal death/doom britannico. Ho detto britannico? Effettivamente (sempre per chi ne fosse all’oscuro), devo precisare che il quartetto viene da Little Rock nell’Arkansas, una città nota a me solo per la presenza dei Clinton, prima che il buon Bill si trovasse catapultato, dai concerti come sassofonista sui palchi delle sagre del Sud degli Stati Uniti, direttamente alla Casa Bianca. Tralasciando il consueto amarcord degli anni ’90 (ora ci si mette anche la politica...), va osservato come la capacità di sintesi non sia proprio tra le qualità migliori dei Pallbearer: su “Heartless” sono infatti presenti ben due suite da più di dieci minuti, e non è che gli altri pezzi siano poi tanto più corti, con i sette minuti di “Cruel Road” che mostrano il lato più dinamico, con accelerazioni vicine allo US metal, mentre i tempi spezzati della title track (che si dipana attraverso otto minuti e più) si collocano al limite del post metal, senza per questo mettere da parte le massicce dosi di prog di cui il disco è pervaso. In ogni caso, nonostante la decisa metallizzazione del sound in più punti, i Pallbearer sono essenzialmente una band che vede nel rock una fonte inesauribile di ispirazione, pur in declinazioni varie e multiformi (prog rock, post rock, heavy rock, fate un po’ voi...); in più, c’è la passione per le tracce torrenziali di cui dicevamo poc’anzi, che vede emergere atmosfere al limite del blues nell’incipit di “Dancing In Madness” (la prima delle due suite) guidato dall’assolo di chitarra. Una dimensione in cui la band sembra perfettamente a suo agio, riuscendo a diluire tutte le anime del proprio sound in un minutaggio così lungo, tanto da far emergere insospettabili momenti “muscolari” memori dei fasti dei Cathedral e, perché no, dei Type 0 Negative, ben miscelati ai passaggi più delicati e di matrice prog. Ancora più marcata è la caratterizzazione del quartetto sulla conclusiva “A Plea For Understanding”, impreziosita da un’inattesa quanto insospettabile linea vocale che si fa subito elegia celeste, lasciando l’ascoltatore in balia del manto psichedelico di cui si ricopre l’atmosfera. Un disco a mio parere non del tutto riuscito (complice la già citata dilatazione dei tempi), ma con molte frecce al suo arco, che ci consegna una band in piena forma e probabilmente in grado di esprimersi su livelli ancora superiori in futuro.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

Contact
www.pallbearerdoom.com
www.facebook.com/pallbearerdoom
<<< indietro


   
Witchwood
"Before the Winter"
The Smashing Pumpkins
"Cyr"
Dark Quarterer
"Pompei"
The Magik Way
"Il Rinato"
Yattafunk
"Escape from Funkatraz"
Tomydeepestego
"Fears"
Sodom
"Genesis XIX"
Fear Between Crowd
"War Inside"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   


Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2020
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info


admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Privacy | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild