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Raw & Wild Rockfest IX edizione



Reviews - Old Rock City Orchestra
:: Old Rock City Orchestra - Back to Earth - (M. P. & Records - 2015)
“Un uomo senza tratti, che come una pedina è costretto a muoversi su una scacchiera, seguendo le regole di un ambiente decadente e privo di sensazioni, osserva immobile il trascorrere inesorabile del tempo, affronta la sua esistenza passivamente, malinconico e nostalgico. E proprio quando le forze della mente sembravano abbandonarlo, un moto vitale interiore spinge l’uomo senza tratti a intraprendere un viaggio nei meandri di questo mondo a scacchi e contemporaneamente nei più reconditi angoli della sua psiche. Superando ogni difficoltà, si lascerà alle spalle la scacchiera e oltrepasserà il cancello “Back to Earth”, facendo così ingresso in un limbo dal sapore antico. Ad attenderlo all’orizzonte la visione di un pianeta, il Pianeta Terra, il suo mondo ritrovato”. Così viene presentato il nuovo disco “Back To Earth” degli italiani Old Rock City Orchestra, giunto dopo il precedente “Once Upon A Time” (del 2012) e un tour europeo! Il disco è composto da dieci brani, registrato in Italia e masterizzato in Bulgaria; ma adesso parliamo dei brani… dopo l’introduzione (“When You Pick An Apple From The Tree”) che ricorda una nenia, si passa subito a “Feelin’ Alive” dove emergono le sonorità progressive, evidenziate dalla voce di Cinzia Catalucci. Ebbene sì, un’altra band progressive con la voce femminile; dopo il bellissimo disco dei Quanah Parker, ci ritroviamo con un altro buon lavoro di progressive rock italiano con voce femminile. “Melissa” è più delicata, ed è cantata da Raffaele Spanetta, per poi passare a “Lady Viper”, caratterizzata dalla presenza di più voci… In armonia con la natura, consiglio l’ascolto di “Back To Earth”, lavoro interessante e (appunto) armonioso. Non c’è che dire: il 2015 mi sta regalando ottimi dischi progressive rock, tutti made in Italy!
Voto: 7,5/10
Giovanni Clemente

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www.oldrockcityorchestra.com
:: Old Rock City Orchestra - Once Upon a Time - (M.P. & Records – 2012)
Old Rock City Orchestra e Once Upon a Time sono rispettivamente un monicker e un titolo che denotano una certa nostalgia per il vecchio rock di una volta. Gli Old Rock City Orchestra nascono nel 2009 e scelgono gli anni sessanta-settanta come propria epoca di elezione. Psichedelia, blues e folk rock americano, sono le fondamenta su cui si regge il sound del quartetto (Cinzia Catalucci - Lead vocals/keyboards/percussion, Raffaele Spanetta - Guitars/synthesizers/vocals, Giacomo Cocchiara - Bass/acoustic guitar/backing vocals e Mike Capriolo - Drums/percussion/synthesizer/acoustic bass/backing vocals). Per descrivere il loro sound, il primo nome che viene in mente è quello dei Jefferson Airplane: credo che la band non voglia neanche mascherare il proprio amore per il gruppo che fu di Grace Slick. Però la prima sostanziale differenza la si trova nel confronto delle due voci: quella dell’americana è d’estrazione folk, mentre quella dell’italiana, per quel che mi pare di capire, ha radici che affondano nel jazz. Inoltre, rispetto alla psichedelica classica, quella di scuola americana, i nostri hanno un approccio maggiormente progressive, il che rende i brani poco scontati e più vari, anche se non manca una certa immediatezza. Un album maturo e pieno di passione, lontano dalle mode e capace di donare agli amanti di un certo rock emozioni intense, senza necessariamente doversi sporcare le dita con la polvere depositata sui vecchi vinili. Lunga vita al rock and roll!
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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www.facebook.com/oldrockcityorchestra
www.gtmusic.it/news_dalle_distribuite1.htm
:: Old Rock City Orchestra - The Magic Park Of Dark Roses - (Avanguardia Convention - 2018)
Lo sapete bene, non mi esalto facilmente per chiunque, ma ogni tanto capitano di quelle gemme preziose per cui vale la pena spendere una parola di encomio in più. È questo sicuramente il caso degli Old Rock City Orchestra e del loro “The Magic Park Of Dark Roses”, un disco che mi sono dato il tempo di ascoltare e gustare, prima al cospetto dei rossastri colori autunnali, poi nel pieno inverno in cui si è piombati a qualche giorno dal solstizio, che incidentalmente cade proprio oggi. In sostanza, nulla di ciò che dovrebbe fare il buon recensore, dato che è sempre più richiesto un operato vicino al “qui e ora”, ma poco importa quando vale la pena di assaporare un prodotto nei tempi giusti, da buoni fruitori; suona bene come scusa, direte voi... ma solo perché non avete ancora ascoltato “The Magic Park Of Dark Roses”, un album le cui dieci tracce si incastonano perfettamente nella tradizione hard/prog nostrana del passato e del presente, aggiungendo anche graditi elementi nuovi senza snaturarne l’essenza. È così che questa band orvietana nata nel 2009 e composta sostanzialmente da Cinzia Catalucci (voce e tastiere), Raffaele Spanetta (chitarra e basso) e Michele “Mike” Capriolo (batteria e percussioni) tira fuori il suo terzo album, un’opera dal sapore concettuale che richiama i fasti della nostra PFM ma anche la magniloquenza dei britannici Gentle Giant, con la voce di Cinzia Catalucci a fornire un valore aggiunto nel panorama dei vocalist del genere. Sarà il mio parere personale, ma ho l’impressione che la formula degli Old Rock City Orchestra costituisca un ideale ponte tra passato e presente, tra le delicate evoluzioni stilistiche dei primi anni Settanta e l’inevitabile (ma mai eccessiva) saturazione delle chitarre che però non sfocia mai su territori propriamente metal, mantenendosi in un affascinante limbo arricchito dalla timbrica solenne delle vocals e da un certo feeling vicino al folk di Ian Anderson e soci. Certo è che la lezione della modernizzazione senza saturazione passa attraverso l’operato speculare di alcuni degli act più interessanti della contemporaneità, come i canadesi Blood Ceremony, a cui è facile accostare episodi dalla forte carica evocativa come “Abraxas”. Il viaggio concettuale attraverso le dieci tracce qui incluse ha varie stazioni, a partire dalla classica title track in apertura per giungere all’incipit epico di “The Fall” e lasciarsi stregare dal flauto di “Visions”, collocato lì a mo’ di ballata branduardesca; e ancora, attraverso “A Night In The Forest”, cantata da Spanetta e densa di carica soul, fino a (neanche a dirlo, a proposito) quella “Soul Blues” in cui la band fornisce il suo contributo al notissimo standard con la consueta eleganza (e con un approccio vocale che personalmente mi ricorda il miglior David Coverdale!), un po’ come fecero gli ELP nell’omologa traccia inserita su “Pictures At An Exhibition”, ma non cedendo incredibilmente alla tentazione dell’assolo di chitarra o tastiera. Eh sì, non sono molti i momenti autocelebrativi presenti su “The Magic Park Of Dark Roses”, ma in compenso troverete anche pane per i vostri denti se amate le asperità dell’hard/prog, dato che il trittico centrale “The Coachman” / “A Spell Of Heart And Soul Entwined” / “Thinkin’ ’bout Fantasy” è costruito proprio sulla lezione percussiva di gente come ELP e soci, mediata con il mood occulto di certo heavy rock, senza lasciare prigionieri all’ascolto. Senza indugio, vi dico che il nuovo album degli Old Rock City Orchestra entra di diritto nella mia personale classifica dei dischi migliori di quest’anno; l’unico rischio è che una gemma così preziosa cada nel dimenticatoio di un panorama musicale sempre meno attento... spero ovviamente non finisca così, e altrettanto ovviamente vi consiglio di fare vostro quest’album!
Voto: 9/10
Francesco Faniello

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