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Reviews - Niamh
:: Niamh - Corax - (Ghost Record Label/Crashsound Distribution - 2017)
Si può suonare Nu melodico ed essere credibili? Si può, se lo fai come lo fanno i Niamh. Questo quartetto viene dal Piemonte, da Vercelli per la precisione, e quando mi capita sottomano una band piemontese sono sempre portato a cercare eventuali rimandi alle primigenie radici di quella che è stata la nostra gloriosa scena punk/hardcore. Beh, in questo caso la matrice hardcore sembra far parte a pieno titolo del background della band, e ciò è fondamentale; ora, non aspettatevi un disco che strizza l’occhio al passato e alle sonorità che fanno palpitare i nostalgici come me, perché “Corax” è in realtà ben proteso verso il futuro, ma devo dire che l’estro compositivo fa pensare ad una solida preparazione, tecnica e “storica” insieme. I Niamh esistono da poco, dal 2016, ma sembrano avere le idee ben chiare su una direzione musicale che, mi si passi l’apparente ossimoro, “svecchia il nuovo”, nella misura in cui aggiunge buoni spunti di evoluzione in una formula stantia come il Nu Metal, apparente punto di partenza della loro formula musicale. Molto del merito va ad una passione per la psichedelia che si esplicita su “Putting the fun in FUNeral” e la successiva “The WOW Effect”, dal tocco spaziale: chitarre stoppate e cipiglio modernista che normalmente dovrebbe farmi scappare a gambe levate, ma che qui si combina con un gusto per l’epicità melodica che ricorda alternativamente il miglior gothic degli anni ’90, le visioni degli A Perfect Circle o anche le fredde geometrie degli Hybrid Circle. Se “Eat. Pray. Kill” può apparire eccessiva nei suoi cori, l’effetto straniante è in realtà solo una componente di un solido sostrato “core” che ci catapulta sulla East Coast statunitense, tutta bandane e tatuaggi. Un po’ una via di mezzo tra Body Count e cose più moderne, come testimoniato dall’incalzante “The voices made me do it”. Così, tra le interessanti soluzioni di “Mrs. Fletcher’s relatives” e la strizzata d’occhio ai Voivod più progressivi di “Paracetamolotov”, giungiamo con facilità alla cover conclusiva, quella “Maniac” di Michael Sembello che vi riporterà direttamente ai fasti di “Flashdance”, con l’occhio ben puntato al calendario del 2017, però. Peccato manchi l’assolo col tapping... per il resto, promossi e collocati sicuramente tra le realtà da tener d’occhio!
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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