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Reviews - Mystic Prophecy
:: Mystic Prophecy - Metal Division - (ROAR! Rock Of Angels Records - 2020)
Ed eccomi con la prima recensione di un disco del 2020 qui su Raw & Wild! Anno nuovo, propositi nuovi: in questo caso, quello di allargare ancor più la conoscenza, cospargendomi il capo di cenere per aver finora ignorato questo quintetto proveniente dal sud della Germania, i Mystic Prophecy. A quanto apprendo, sono nati all’inizio del millennio, hanno vantato in formazione nei primi tre dischi nientepopodimeno che Gus G (uno dei più longevi sostituti di Zakk Wylde nella band del Madman), che all’epoca si occupava di tutte le chitarre, per poi attestarsi sulla formazione a cinque. Nello specifico, questo Metal Division è il loro undicesimo album, e viene subito dopo “Monuments Uncovered”, che conteneva le loro versioni di vari classici del rock targato Settanta, Ottanta e Novanta, con una selezione piuttosto inusuale. Come giudicare la band partendo da questi elementi? Beh, quando un disco inizia con un ritmo “ferraio” ed essenziale come la title track, sulle prime vengono in mente Dream Evil o Manowar, per non parlare del fatto che essendo un lavoro che esce sotto l’egida della ROAR! la melodia la fa comunque da padrona. Il punto è però il tipo di melodia di cui parliamo: tratto distintivo dei Mystic Prophecy è infatti quello di attestarsi decisamente su coordinate di power americano, nonostante la provenienza teutonica possa portare l’ascoltatore novizio a credere di essere dinanzi a nuovi epigoni della fortunata stagione del power europeo che fu. Dunque, una formula che trae le sue radici dallo US Metal, abbracciandone le derive più sferzanti, come nel caso dell’assalto frontale della conclusiva “Victory Is Mine” (no, non è una cover dei Virgin Steele...), una track che porta la lezione dei Vicious Rumors ancora più all’estremo; al contempo, ammantando però il sound statunitense di quelle tipiche cromature class metal del Vecchio Continente (se pensate ai Pretty Maids, avete colto nel segno). Queste dicotomie sono un po’ il leitmotiv di tutto il disco, con “Eye To Eye” che strizza l’occhio ai Judas Priest degli anni ’90, per lasciar comunque emergere qualche oscurità malmsteeniana – inutile negare che lo svedesino sia stato un maestro anche nel creare atmosfere inquietanti, specie nei primi tre album della sua carriera! Ecco, questo filone raggiunge il picco sulla mia preferita del lotto, “Curse Of The Slayer”, introdotta da un ritmo marziale per poi lanciarsi nel tipico incedere US Metal, con un senso della melodia ricercato e teso a creare e mantenere la tensione che non può non richiamare i migliori Symphony X. Per il resto, va segnalata “Here Comes The Winter”, immancabile ballad “rinforzata” collocata in quarta posizione, con la band che riesce a risultare convincente persino nei brani meno “impegnati”, come “Together We Fall”, il cui senso melodico ricorda la fase di maturità dei Pretty Maids. Incredibilmente, la pur buona e interessante “Hail To The King” strizza l’occhio al power / epic europeo, mostrando quello che forse è il neo di questo “Metal Division”, quell’eccessiva eterogeneità che però per alcuni ascoltatori potrebbe addirittura rappresentare un vantaggio, proprio per via della variegata tracklist che ne viene fuori (e comunque la traccia citata rimane una gradita “incursione” sui lidi tradizionali del Vecchio Continente). Comunque sia, se siete fan del genere non sarete nuovi alle narrazioni del singer Roberto Dimitri Liapakis, qui ben supportato dal lavoro di lead guitar del recente innesto Evan K... e non vi resta che far vostro questo “Metal Division”!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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www.mysticprophecy.net
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