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Reviews - Lucid Dream
:: Lucid Dream - Otherwordly - (Autoprodotto - 2016)
Un amico diceva che le copertine con dovizia di particolari appartengono all’universo prog/power: come smentirlo, se pensiamo a tre band protagoniste di altrettante decadi come Genesis, Marillion e Dream Theater... come capita sempre, però, la realtà è un po’ più complessa di così. Ne sono dimostrazione i Lucid Dream, terzetto giunto con questo “Otherwordly” al terzo disco, ben prodotto (c’è lo zampino del buon Pier Gonella) e contenente nove tracce dal minutaggio tutto sommato ridotto, per quaranta minuti in totale. Se dovessi usare una definizione univoca per questi ragazzi, parlerei di hard rock americano della nuova era, che poi non è diversa dalla precedente – si scrive Chickenfoot, si legge sempre Montrose, per i nostri cari amici di oltreoceano. Ovvio che se parliamo di contemporaneità, qualcosa di grunge nel senso di freschezza nel riffing ci scappa sempre, Soundgarden su tutti – il compianto Chris Cornell resta un modello per molti, ma anche la sezione ritmica guidata da Shepherd e Cameron non scherza, in quanto ad imprinting. Riferimenti a parte, nelle ritmiche dei Lucid Dream è ben evidente una componente progressive che spesso non offre tregua alle complesse trame chitarristiche qui presenti; tuttavia, un fattore positivo è quello della ricerca di linee vocali d’effetto, insospettabilmente “catchy” per un progetto dal sapore prog, che ne sposta la lancetta verso il versante AOR più che verso quei cervellotici personaggi ben conosciuti a chi bazzica l’ambiente. Basti ascoltare le anthemiche “The Ring Of Power” e “The Stonehunter” per rendersi conto di esser dinanzi ad un prodotto realizzato tenendo d’occhio la componente “in your face”, con risultati più che apprezzabili. Converrà poi spendere una parola di elogio per il lavoro chitarristico dell’axeman Simone Terigi, fautore di soluzioni mai scontate di chitarra solista e pronto a sciorinare una passione per gli arpeggi che affiora su “Everything Dies” e anche sullo strumentale “A Blanket Of Stars”; più di tutto, però, conta il riffing aggressivo e deciso, che porta la band coordinate decisamente interessanti, come sulla grintosa “Broken Mirror”, guidata appunto dalla chitarra, o sulla conclusiva e intricata “The Theater Of Silence”, adornata dagli inserti di archi. Direi che ce n’è abbastanza per ingolosire gli amanti di US metal e prog metal di buona fattura, che potranno scommettere ad occhi chiusi sui Lucid Dream e sul loro nuovo “Otherwordly”.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact
www.luciddream.it
www.facebook.com/LUCID-DREAM-MUSIC-173794312641274
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