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Reviews - LoboLoto
:: LoboLoto - Even The Stones Fall - (LoboLoto - 2017)
Dev’esserci una lista speciale per i concerti non visti. Per quelli persi, soffiati sotto il naso all’ultimo momento, per pigrizia, contingenze varie e via dicendo. Ecco, se una simile categoria avesse dignità di esistenza – e vi assicuro che ce l’ha, nel mio caso – LoboLoto vi rientrerebbe a pieno titolo: per l’ennesima volta mi sono perso un concerto interessante per un soffio, e mi consolo dicendomi che la cosa non si ripeterà (spero!). Rimpianti a parte, sono contento di avere tra le mani questo dischetto: eh sì, perché le ottime premesse riscontrate con “Lux Tua” vengono perfettamente rispettate e trovano conferma su questo debutto sulla lunga distanza che prende il nome di “Even The Stones Fall” e consta di undici tracce, nelle quali Alice LoboLoto ci guida attraverso echi di trip hop, Bristol sound e sonorità nordiche che richiamano da vicino Bjork e Portishead. Rispetto all’EP, i riferimenti ai modelli noti sono però più sfumati, e il mood che se ne ricava ha come risultato l’efficace evocazione di luoghi e sensazioni, spesso associabili al Nord Europa e alle sue città portuali dai colori freddi. Tra i brani di punta va annoverata l’opener “Farewell”, che ha il merito di connettere le sonorità già citate con un po’ di quell’oscurità a cui ci ha abituato Siouxsie nei gloriosi anni della new wave, con il lavoro chitarristico che segue le stesse coordinate, soprattutto negli intrecci con il pianoforte, mentre sull’ammaliante (è il caso di dirlo) “Please Me” spunta una chitarra forse tenuta sin troppo in sottofondo, e che magari promette ben altri svolgimenti in sede live, con i suoi licks a metà tra la new wave e le suggestioni orientaleggianti. In generale, le atmosfere si fanno più oscure che nel lavoro precedente, e ciò non è un male: ne sono testimonianza le “incursioni” nell’italiano di “Anna” e “Se-te”, l’episodio un po’ retrò di “Tacheles” e l’azzeccato ripescaggio di “On My Way”, che si colloca tra i pezzi di punta anche di questo lavoro, complice l’algido cantato in stile Beth Gibbons. Vai così!
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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:: LoboLoto - Lux Tua - (Alka Record Label - 2016)
Lux Tua, vita mea… non era così? No, mi sa di no… scherzi a parte, l’incontro con dischi come questo mi fa venire voglia di mandare tutto all’aria e ascoltare solo questa roba; il che, per chi mi conosce, significherebbe mettersi alle spalle un peso e una tradizione non indifferenti! Va bene, sto esagerando, lo riconosco… e fortunatamente non hanno ancora dichiarato l’incompatibilità tra ascolti agli antipodi, dunque posso godermi questi LoboLoto nella tranquillità di casa mia, lasciando tranquillamente Kyuss e Megadeth (per citarne due in heavy rotation in questo periodo) in macchina, per dire. Nel farlo io, invito anche voi a farlo: se vi piacciono Bjork, Portishead e Massive Attack, se amate le atmosfere soffuse di certo trip hop, se non disdegnate l’elettro pop di autore e se le voci femminili significano qualcosa per voi, siete dinanzi al disco giusto. Ok, “Lux Tua” è solo un EP con cinque pezzi, ma a volte penso che sia la dimensione più congeniale per esprimere determinate sonorità, che altrimenti rischierebbero di disperdersi nell’etere e perdere la loro energia catalizzatrice, il “qui e ora” che le rende così affascinanti. Un disco che si snoda tra candide sferzate nordiche reminiscenti della già citata Bjork e, perché no, di riferimenti persino alle bordate “alternative” di PJ Harvey, con la voce di Alice Lobo che si snoda in un ambiente sonoro prettamente elettronico, impreziosito qua e là da inserti di pianoforte e di chitarra. L’inizio è affidato al singolo “On My Way” ed è subito atmosfera, sebbene la ricerca dell’effetto sbilenco nella ritmica appaia qui eccessiva, complice il pianoforte in sottofondo. Dettagli a parte, ogni traccia inclusa meriterebbe una citazione: dunque è la volta dell’oscura e ben orchestrata title track, della modaiola “Maid” (con forti influenze elettro pop), di “Love Stink”, guidata dal piano e sorretta dalla linea vocale di Alice Loto, qui reminiscente della Beth Gibbons più algida, fatte le dovute differenze. Tocca a “Need” chiudere il lavoro, in un interessante contrasto tra il piglio dei The Gathering più elettronici e l’arpeggio dalle sonorità vicine ai Pearl Jam, due elementi che si completano creando una formula già osservata in occasione dell’ascolto dei conterranei Macrolle. Dunque, niente paura: non saranno i LoboLoto a trasformare la mia casa e la mia macchina in un lounge bar, ma sono comunque una bella scoperta, magari da gustarsi dal vivo in un locale fumoso, trasudante di incenso e whisky a buon mercato, proprio come si faceva una volta…
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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