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Reviews - Istina
:: Istina - Otkrovenie Neizvennosti - (Autoprodotto - 2018)
In pieno inverno italiano ricevo questo CD, il cui titolo, tradotto in inglese, è “Revelation Of Unknown”, dagli Istina (in russo “verità, rivelazione”), duo di Krassnajarsk dedito a un DSBM ortodosso oltre ogni dire, ortodosso come il cristianesimo professato in quei luoghi, per molti aspetti molto diverso da quello cattolico/protestante, con cui il Black Metal classico/occidentale si è invece dovuto confrontare e misurare, ma capace di provocare quella giusta reazione emotiva e creativa necessaria per apprezzare e suonare questa forma musicale.
Un disco, dicevo ortodosso, anzi ultraortodosso, a partire dalla durata dei 12 brani (che oscilla fra i tre e gli otto minuti) i quali si snodano quindi per più di un’ora, per l’artwork e per i testi (scritti in madrelingua, con buona pace di chi pensa solo in inglese) i quali, a una prima lettura, rispecchiano verosimilmente un’alternativa russa alla filosofia esistenziale da cui attingono le band classiche dedite a questo genere. Questi Istina infatti non hanno bisogno di ricorrere al lirismo dell’Europa occidentale, anzi prendono fortemente ispirazione dalla loro tradizione culturale e filosofica. La depressione, la disillusione, la rabbia e la disperazione espresse da B. Pasternak, A. Achmatova, V. Majakovskij e S. Esenin sembrano incontrare il fantasma dell’antica spiritualità russa, quella delle tragiche cronache dell’età di passaggio tra paganesimo e cristianesimo. Ma anche oltre a quel punto di vista, gli Istina riescono a proporre una loro versione di questo sound. Quindi tempi lentissimi o ultraveloci, voci provenienti da altri piani spirituali, armonizzazioni compatte e avvolgenti come le pareti di una caverna, artifici sintetici che ricreano momenti soffici ma allucinati (i soli in cui, forse, si vede una debole luce in lontananza...) produzione “lo-fi/old style”, cioè oscura, catacombale, sporcata da macchie di origine organica, che non lascia scampo o non concede pietà per neanche un attimo del disco.
I pezzi che, a mio avviso, colpiscono meglio per la loro efficacia sono l’opener “Na Pike Sumashestviya” (At The Peak Of Madness), la title-track “Otkrovenie Neizvennosti”, “Probuzhdenie” (Awakening), “Poterja Kontrola” (Losing Control), e la finale “Ruiny Sokrovennogo” (Ruins Of Innermost).
In sintesi, un buon disco consigliato agli ascoltatori di questa giovane-vecchia branca del Black Metal.
Voto: 8/10
WOLVIE

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www.facebook.com/IstinaBM
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