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Reviews - Iron Savior
:: Iron Savior - Skycrest - (AFM Records - 2020)
Nella nostra vita, ogni qual volta ci troviamo tra le mani un nuovo disco di determinate band che apprezziamo, proviamo un senso di godimento ancor prima di schiacciare “play“.
Questo succede perché sappiamo quasi esattamente cosa ci aspetta in quei 45/60 minuti di ascolto; un usato garantito e sicuro, che nonostante la poca propensione alla novità, non ci annoia, ma ci dà un senso di sicurezza e ci rende ancora più orgogliosi di essere metallari.
I tedeschi Iron Savior fanno sicuramente parte di questa cerchia di band. Pur non avendo la notorietà e la “potenza economica” dei connazionali Helloween, Gamma Ray e Blind Guardian, la band capitanata da Piet Sielck ha saputo ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto nel cuore dei fans grazie ad una onesta carriera costruita su ottimi album, e su uno stile e un suono molto personali. Infatti il loro power metal di stampo tedesco unito all’amore per le band storiche (Judas Priest e Ac/Dc in primis) è riconoscibile tra mille già dalle prime note di ogni canzone.
Questo nuovo “Skycrest” ne è l’ennesima prova. Rispetto allo scoppiettante e tirato predecessore “Kill or get Killed”, i nostri “schiacciano” mediamente un po\' meno sull’acceleratore e prediligono una cura maggiore della melodia sia per quanto riguarda le linee vocali e sia per quanto riguarda la costruzione dei riff, rendendo il disco nell’insieme un po’ più orecchiabile e immediato.
Non mancano di certo i classici pezzi veloci tipicamente teutonici come ad esempio “Our Time Has Come” e “Silver Bullet””, ma c’è una certa predilezione per i mid tempos. Si passa dalle rocciose e pesanti “Hellbreaker” e “Souleater” a pezzi dal sapore più hard rock come “Raise the Flag”.
La voce di Piet è sempre cattiva e tagliente ma allo stesso tempo capace di dare importanti impronte espressiva come nella toccante ballata “Ease Your Pain”. I cori sono anch’essi molto ben curati e riescono ad innalzare il livello già alto delle canzoni (da brividi la bellissima “End of the Rainbow”).
Un altro tassello fondamentale degli Iron Savior è stata sempre la componente epica, che non manca di certo anche in questo nuovo “Skycrest”. La title track è forse uno dei pezzi più evocativi nella carriera dei nostri ed è sicuramente destinata a diventare un cavallo di battaglia in sede live. Essa ricorda nell’incedere il classico “Coming Home” di “Unification” per poi sfociare in un ritornello che è una vera e propria lezione di epicità. “Welcome to the New World” e “There Can Be Only One” sono i pezzi meno ispirati dell’intero lotto ma rimangono comunque gradevoli (specialmente per quanto riguarda la parte delle armonizzazioni e degli assoli).
Questo “Skycrest”, non cambia quasi di una virgola la proposta che la band ha portato da sempre avanti con orgoglio e passione. Se avete sempre amato gli Iron Savior, non rimarrete di certo delusi da questo album. Probabilmente non tocca gli apici di “Unification” e “The Landing” ma comunque rimane tra i più ispirati della loro storia.
L’abbandono di Kai Hansen è stato un crocevia per la carriera degli nostri più che altro dal punto di vista commerciale e di notorietà. Il talento di Piet Sielck avrebbe sicuramente meritato di più sotto questo punto di vista. Non tutto il male vien per nuocere però, innanzitutto il livello del songwriting è rimasto alto ed è diventato ancora più personale, e poi fare musica esclusivamente per passione accresce l’onestà intellettuale e compositiva, concetto che i fans alla lunga percepiscono. Infatti non è un caso che siamo qui a recensire l’ennesimo ottimo disco degli Iron Savior, mentre più illustri e ricchi colleghi si sono persi dentro la loro stessa storia. Attributi e sincerità sempre!
Voto: 8/10
Stefano Sofia

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