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Reviews - Gravesite
:: Gravesite - Horrifying Nightmares… - (Xtreem Music - 2015)
Fa sempre piacere trovare la conferma delle proprie aspettative, specie quando sono alte e riposte magari in un demotape apripista. Questa volta è il caso dei Gravesite, combo bolognese già recensito in queste pagine in occasione delle tre tracce che componevano “Obsessed By The Macabre”, e le aspettative non potevano trovare conferma migliore di questo “Horrifying Nightmares…”, fuori per la label spagnola Xtreem Music. Un disco ad ambientazione horror/gore, contornato dal miglior death metal che ci sia in circolazione nel nostro Paese (e non solo), almeno sul versante della scuola di Stoccolma. Al di là della copertina (perfetta per una degenerazione gore di Dylan Dog) sono titoli come “Curse Of The Red Moon” e The Painter Of Agonies” a darci l’idea delle tematiche trattate, con una particolare propensione al versante cinematografico (B-movie e quant’altro); per non parlare dei pezzi, evoluzione e conferma di quanto precedentemente ascoltato. Se sono le vocals “grattugiose” di Gabri il legame più evidente con la tradizione scandinava, il rifferama a cura di Gioele non è da meno, firmando ritmiche complesse senza perdere di vista l’impatto sonoro, con una serie (forse troppo breve?) di ottimi assoli disseminati qua e là. Ancor più che nel demotape di debutto, si iniziano qui ad intravedere influenze più ampie per la band: ad esempio, il break a metà di “Submerged In Vomit” farebbe pensare ai Death di “The Sound Of Perseverance” se non fosse caratterizzato da un riff sabbathiano che ne riporta la genesi in Europa (a casa Hellid/Cederlund); soprattutto, l’incedere mefitico che interessa molte delle tracks ricorda da vicino il dettame di gente come gli Obituary (solo che i Gravesite sono meglio di Tardy e soci, fidatevi!). Sono proprio quelle variazioni con plettrata serrata che troviamo nella title track a fare la differenza, a marchiare a fuoco un disco segnato da un’esecuzione convincente (ottimo il lavoro della sezione ritmica su “Curse Of The Red Moon”) e soprattutto da pezzi degni di essere ascoltati senza che la tentazione di andare alla traccia successiva ci tocchi neanche lontanamente: su “Horrifying Nightmares…” c’è tutto quello che cercate, dalle progressioni apocalittiche di “I Want To Rot” agli accordi lugubri della conclusiva “Suspice Mortem”, alle atmosfere cadenzate, lugubri e maestose di pezzi come la già citata “The Painter Of Agonies”, una delle migliori del lotto. Prendete i Gravesite a scatola chiusa: l’incubo è servito.
Voto: 9/10
Francesco Faniello

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:: Gravesite - Neverending Trail Of Skulls - (Xtreem Music - 2017)
“Agosto, un mese che fa... paura!” recitava una vecchia pubblicità di film horror che andava tanto in voga in un’estate degli anni ’90. I Gravesite devono aver preso alla lettera questo adagio d’annata, visto che il primo del mese hanno finalmente rilasciato il loro secondo full length, sempre targato Xtreem Music. Due dischi, due obiettivi centrati in pieno (tre, se aggiungiamo il seminale demo d’esordio) che collocano la band come capofila indiscussa dell’ondata di old school death metal, in Italia come all’estero. Che poi, diciamolo... che death metal è, se non è old school? Quando ci vuole ci vuole! Quindi, com’è questo disco? Proprio come il titolo recita, non c’è soluzione di continuità tra gli otto pezzi inclusi, né alcun respiro per l’ascoltatore, che si ritrova piacevolmente sommerso dalla soffocante serie di stop and go, rallentamenti mortiferi e repentine velocizzazioni, il tutto contornato dalle tematiche sanguinolente e cimiteriali a cui il quartetto emiliano ci ha da tempo abituato. Un po’ di esempi? Pesco a caso, iniziando dall’ottima title track collocata in apertura che si chiude con il consueto assolo di Gioele, subito dopo il (ben poco) rassicurante rallentamento mefitico di ordinanza; altro episodio da rilevare è “Global Disease Madness”, che tenta la carta del quattro quarti in stile post/thrash, per poi andare incontro ad una graduale velocizzazione memore dei fasti degli Slayer di “Hell Awaits”. In realtà, tutto è irresistibile su “Neverending Trail Of Skulls”: gli stacchi di apertura di “Forced To Cannibalism”, l’intricato finale di “Atrophied Organs”, gli intrecci tra basso e chitarra della conclusiva “Swallowed In Darkness”... potrei continuare all’infinito, ma preferisco sottolineare che l’unico problema di questo disco dei Gravesite è (appunto) che quanto di buono dovevo dire, l’ho già detto in occasione di “Horrifying Nightmares...”, che potete rileggere in questa stessa pagina! Quindi, non aspettate altro e procuratevi immediatamente una copia di questo nuovo gioiello!
Voto: 9/10
Francesco Faniello

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:: Gravesite - Obsessed By the Macabre - (Iconoclast Records - 2014)
Su queste pagine ci siamo occupati più volte sia della Iconoclast Records che dei personaggi che gravitano intorno al “giro” che una label di questo spessore solitamente tende a creare. Ebbene, dopo aver ben recensito Haemophagus (io) e Bland Vargar (il buon Simone), cosa potevamo aspettarci da una band che presenta in formazione componenti di entrambi i gruppi succitati? Tutto il bene possibile (o il male, a seconda dei punti di vista…), anche perché i Gravesite portano sostanzialmente avanti il discorso già aperto tempo fa dagli Undead Creep (anche loro nostra vecchia conoscenza), di cui recuperano ¾ di formazione. Non a caso ho detto “portano avanti” e non “continuano”, poiché la formula musicale del nuovo quartetto appare più snella e ancor meglio direzionata rispetto a quella degli autori di “The Ever-Burning Torch”, e in questo senso l’impressione è vivida sin dalle tre tracce presenti in questa tape di debutto, “Obsessed By The Macabre”: rifferama serrato e figlio del suono di Stoccolma, che però mutua dallo stesso anche un innato tocco melodico che lascia scorrere piacevolmente i pezzi e fa venir decisamente voglia di ripremere “play” anche al termine dell’ascolto! Sia l’opener “Morbid Asphyxiation” che la successiva “Ectoplasm Infestation” godono di simili strutture, appena mediate da mefitiche variazioni dall’incedere lento che lasciano immediatamente spazio a tirate repentine nello stile dei migliori Entombed, quelli di “Clandestine”. Se il quartetto appare compatto e incredibilmente maturo sia in fase compositiva che esecutiva, il perno fondamentale è costituito dalle chitarre di Gioele, in grado di sciorinare assoli e variazioni che vanno anche oltre la scuola scandinava per approdare sui contraltari statunitensi e ricordare da vicino le architetture care a mostri sacri del calibro di Death e Morbid Angel, specie nella title-track conclusiva. Tre tracce variegate che sono solo l’inizio, in attesa dell’imminente uscita del full length di debutto: date le premesse, non c’è che da restare seduti e attendere (o meglio, intercettarli dal vivo, appena possibile…). Nel tempo ho recensito decine di dischi usciti per la Hells Headbangers, di band sudamericane, europee e chi più ne ha più ne metta, ma il gusto ravvisato in realtà del calibro di Haemophagus e Gravesite non si compra un tanto al chilo al mercato, fidatevi. E supportarli è un dovere!
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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