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Reviews - Gotthard
:: Gotthard - Defrosted 2 - (Nuclear Blast - 2018)
Il ritorno al live acustico dei Gotthard è una carezza sui cuori anche dei più intransigenti metal defender. Dopo oltre venticinque anni di attività live e in studio, dopo aver venduto svariate milioni di copie, tornano con la seconda parte di un live acustico a ventun anni di distanza dal precedente. Si chiama “Desfrosted 2”, ma chiamarlo solo acustico è molto riduttivo. I nostri ritornano con una major a dettare passione, tecnica e una produzione cristallina che sfiora la perfezione. Il dischetto è costellato dalle perle della loro lunga storia includendo ben ventidue delle più rappresentative tracce della band (altre due canzoni sono inedite), mostrando un perfetto spaccato di una formidabile carriera che andrebbe apprezzata da tutti. Le canzoni scivolano via tra soffuse ballate di bonjoviana memoria (Tell me, Beatiful, Heaven) e veri e propri trascinanti inni rock da far muovere il famoso piedino (Starlight, Sister Moon, Sweet Little Rock ‘N Roll). Il tutto è corroborato da un quartetto d’archi preciso e armonioso e dalla presenza di due splendide voci femminili che infarciscono di soavi emozioni l’intero album. La band vera e propria non sbaglia un colpo trascinati dal vocalist Nic Maeder, dal duo chitarristico Leo Leoni e Freddy Scherer finendo con la sezione ritmica precisa e pulita di Marc Lynn al basso e Hena Habegger dietro le pelli. Superba ancora la ballata “Remember it’s Me” dedicata al compianto vocalist Steve Lee. Affascinante, originale e alla Gotthard la cover celeberrima di “Smoke in the Water” – inutile dire di chi fu il pezzo originale. Sorpresa nel finale con la song “Bye Bye Caroline” ispirata dal famoso hit “Caroline” (siamo nel 1973), degli Status Quo e creata insieme allo stesso Francis Rossi; davvero godibile, danzereccia, tanto che è stato il primo singolo estratto. Ultima canzone del lotto è una ballata inedita “What I Wouldn\'t Give”, passionale, potente e universale nei suoi cori, nella sua orchestrazione sempre in crescendo. In definitiva un doppio disco live da ascoltare, riascoltare e fare ascoltare. Un consiglio: spegnete le luci, lasciate andare il lettore e in dolce compagnia o da soli assaporate la lucida armonia della produzione, e chiudendo gli occhi entrerete nel paradiso dei Gotthard.
Voto: 8,5/10
Daniele Mugnai

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:: Gotthard - Firebirth - (Nuclear Blast - 2012)
Quando muore uno dei tuoi idoli musicali è una catastrofe, e di miei idoli ultimamente ne sono morti tanti: Dio, Gary Moore, Jon Lord… per finire con uno dei miei ispiratori, Steve Lee! Morte molto accidentale e catastrofica e grande perdita per il mondo musicale mondiale, sicuramente una delle migliori voci dell’ultimo ventennio.
Da subito la band ha deciso di continuare in suo onore, la posta in gioco era troppo alta e sicuramente non piaceva a nessuno che i Gotthard, la migliore band hard rock post anni ‘80 che ci sia sul pianeta, finisse la sua carriera; certo, sostituire Lee non sarebbe stato facile, prima di tutto grande uomo ma soprattutto grande frontman e voce da brivido.
Subito bandi per audizioni, ecc… ( non nascondo che anche io stesso ho sognato quel posto), e alla fine dopo due anni si è reso noto il nome del sostituto: Nic Maeder; sicuramente scelta molto poco rischiosa, in quanto il vocalist svizzero ha praticamente la stessa “voce” e la stesso approccio del mitico Lee. Scelta giusta o sbagliata? Boh! Io non saprei giudicare, perché sostituire il cantante svizzero è un po’ come sostituire Jon Bon Jovi. Chiaramente Maeder da disco è all’altezza vedremo in sede live come terrà la scena.
Ma entriamo nel cuore di “Firebirth”, il nuovo disco della band svizzera, il primo senza Steve Lee; ultimante Leoni e soci avevano sperimentato dimenticando un po’ le origini che li avevano portati al successo mondiale, ma in questo nuovo album come la fenice rinasce dalle proprie ceneri eccoli rinascere e quasi ritornare alle composizioni a me tanto care dei primissimi album, risposando per la mia felicità sonorità che li avevano resi famosi e che li avevano caratterizzati, suoni tanto cari a band mitologiche come i Whitesnake.
Un ottimo set di 13 bellissime canzoni di puro sano hard’n’heavy che fanno felici i fan più nostalgici come me, suonate sempre con grande classe e con grande finezza e accompagnate da una produzione da sballo che rende l’ascolto a dir poco fantastico, e da un ottimo Maeder, eccezionale vocalist da una marcia in più che cerca di non far rimpiangere il suo mitico predecessore. Bellissima la prima traccia “Starlight”, un brano che ricorda il buon caro “G”; si passa poi alla stupenda ballad “Remember It’s Me”, tra l’altro primo singolo di questo nuovo album: ancora una volta i vecchi leoni svizzeri ci regalano un’elegante ballata dove Maeder fa vedere le sue doti; arriviamo a “Yippie Aye Yay” bellissimo e scanzonato brano che ricorda la mitica “Mighty Quinn”.
Che dire.. in conclusione “Firebirth” è un ottimo disco, il migliore dai tempi di “Lipservice” e sono contento, anche se si tratta sicuramente di una mossa per non rischiare, del ritorno a queste sonorità più classiche che li avevano portati al successo. Concludo dicendo: bentornati Gotthard!
Voto: 8/10
Antonio Abate

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:: Gotthard - Lipservice - (Nuclear Blast/Audioglobe - 2005)
Forse è il sempre più imminente avvicinarsi dell’estate, ma in questo periodo quando ricevo un cd di hard rock sono sempre propenso a recensirlo bene. Lipservice è ormai l’ottavo cd ufficiale, esclusi best of, della band Svizzera che anche se non ha classe da vendere il suo mestiere lo sa fare molto, ma molto bene. Si parte subito con un trittico di canzoni da paura, “All we are” è semplice e diretta, la successiva “Dream on” ha un coro che ti si stampa nella cervice e che a stento riesci a scordare, ed infine “Lift U up” ha un tempo di batteria a dir poco geniale nella sua semplicità e che trasforma un brano senza molte pretese nel migliore in assoluto dell’intero cd. Si prosegue con la splendida ballad “Every thing I want”, potrei citarvi i nomi di tutti i brani, ma sarebbe superfluo perchè il livello è talmente alto che non ha senso citarli tutti, forse l’altro brano che si erge sui restanti è l’altra ballad “I’ve seen angel cry” dove le tastiere fanno un lavoro grandioso rendendo il brano più arioso. In definitiva io ve lo consiglio vivamente, sopratutto se già conoscete i Gotthard. Se poi amate l’hard rock non potete di sicuro perdere questo Lipservice, adesso se mi permettete prendo il mio spider apro la capotte sparo a tutto volume Lipservice e vado via vero l’infinito ed oltre!

Fabio Calandrino
:: Gotthard - Need To Believe - (Nuclear Blast – 2009)
Un autentico capolavoro quello che ci presentano i Gotthard. Questo nuovo album, Need To Believe, sarà certamente protagonista in questi ultimi mesi di 2009 con un successo che sarà assicurato. Ormai acclamati e stimati in molte parti del mondo, tirano fuori un album assolutamente fantastico,puro hard/rock. I ritmi sono quelli dei bei tempi dei vari Bon Jovi, Scorpions e compagnia bella, pezzi incisivi con quel tocco melodico che fa si che la canzone rimanga nella nostra testa a lungo. Pezzi come “Shangri-La” e “Need to Believe” sono l’esempio lampante delle mie parole. Meno d’impatto per la mente ,ma molto di più per le orecchie invece è “Unspokens Words”, una cavalcata disarmante da ascoltare di continuo in qualsiasi frangente della giornata, preferibilmente in macchina, sia di giorno che di notte. Attenzione a non sentirla troppe volte di fila altrimenti rischiereste di finire un intero pieno di benzina senza accorgersene! Sempre la macchina o anche la camera da letto è l’ideale per ascoltare la splendida “Don’t Let Me Down”, possibilmente tra le braccia della persona amata o, meglio ancora, in mezzo alle sue gambe. Pezzo romantico e strappalacrime con alta percentuale di lacrime in caso di brutti ricordi, ma capace di unire molte coppie per la prima volta, con gli occhi chiusi stretti l’uno all’altra (vero….so troppo sdolcinato). Non da meno è “Tears To Cry” meno coinvolgente, ma certamente un buon pezzo lento. E’ invece “Right From Now” a riportarci sulla Terra con un pezzo tremendamente rock, incalzante e cattivo. Insomma, un insieme di pezzi forti e dolci per quello che secondo me può classificarsi tra i primi dieci album dell’anno.
Voto:9/10
Christian

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:: Gotthard - Steve Lee - The Eyes of a Tiger: in memory of our unforgotten friend - (Nuclear Blast - 2020)
“Nothing else matters” scrivevano, cantando e suonando, degli illustri personaggi di Frisco e difatti nient’altro importa se non l’emozione che suscita questo tributo (molto ma molto di più) per la decennale scomparsa del vocalist Steve Lee dei Gotthard. Un inno alla calda voce rockeggiante di Steve con canzoni acustiche e qualche pennellata elettrica. Un cantautore italiano scrisse una canzone dal titolo “Il mondo avrà una grande anima”, ebbene in questo disco si trova un mondo di emozioni, di farfalle nello stomaco grazie a una grande anima, a una appassionata voce e a un album perfetto, senza un difetto, che palpita come un cuore nel letto dopo aver fatto l’amore. “One Life One Soul”, “Let it be”, “In the Name” sono il trio delle canzoni iniziali che ci fa andare in orbita, prendendoci per mano e facendoci brillare gli occhi. “Lonely People” ha nel suo intercedere a filastrocca un’arma in più, mentre in “Heaven” si evince un’anima più pop, ma siamo a livelli altissimi – oserei dire stratosferici – di esecuzione, di pathos, di armonie. E poi? E poi arriva “Need To Believe”, che anche nella sua veste acustica rende il massimo strappando qualche lacrimuccia qua e là e facendoti innamorare ancora una volta della tua amata o amato. “Lift U Up” omaggia i padri blues nel suo caldissimo suono corale e che colora il cielo di nuvole che si baciano con estrema di purezza ed estrema passione. Il tributo ai Deep Purple con “Hush” è un’altra gemma incastonata nel grande mondo dell’anima musicale dei Gotthard. Quando si ascolta “First Time In A Long” il cuore si eleva, le vene si rilassano, e le farfalle volteggiano leggere nel cielo. Il primo inedito ha per titolo “Tarot Woman”, con quel sapore di folk davanti al fuoco in spiaggia; “And Then Goodbye” e “The Train” sono pennellate che solo un arcobaleno dopo la tempesta può creare. Solo una parola: meravigliose. Il disco, riduttivo nel significato, si chiude con l’altro inedito-cover in due versioni, sia acustica che elettrica. Quella “Eye Of The Tiger” che tutti conosciamo, che tutti abbiamo cantato, che tutti abbiamo messo nel walkman mentre si correva o si faceva il bullo in palestra, per darci carica, sprint esecutivo e grinta da duri.
La versione acustica è semplicemente divina, si respira la completezza degli strumenti con la voce di Steve, con un’esecuzione a dir poco perfetta. La versione elettrica è la personalizzazione di Steve sul palco. Hard rock diretto, perfetto, superlativo e – la butto lì – al pari della versione originale. Si spegne tutto, le canzoni sono finite ma aleggia nell’aria la sua anima, quella di Steve e i suoi Gotthard. Se il mondo avrà una grande anima passerà sicuramente dalla voce di questo mai dimenticato frontman. Passate un’ora con il vostro compagno, compagna, amante, amico, amica, e vivetelo questo disco, assaporatelo nelle sue pieghe musicali e nelle sue passionali note perché nient’altro importa se non la musica dell’anima.
Voto: 10/10
Daniele Mugnai

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