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Reviews - God The Barbarian Horde
:: God The Barbarian Horde - Forefathers: A Spiritual Heritage - (Earth and Sky Productions - 2020)
Visioni violente dettate da quel culto sacrificale mitologico, rimodellato sotto le lame intinte nel sangue guerriero di antichi barbari e alle loro tradizioni a lungo dimenticate che parlano del patrimonio storico e allo stile di vita del popolo rumeno: tutto questo si riflette nell’equipaggiamento della band God The Barbarian Horde, nei vestiti, negli oggetti di scena usati (spade, archi, corna) e nella scelta di strumenti musicali così tanto devota al folk pagan metal.
La formazione di questa ottima e corposa band si schiera così: Constantin Lapusneanu (voce), Eugen Lapusneanu e Jose Carlos Rocha Marreiros (chitarre), Telmo Melao (basso), Paulo Silva (batteria), Ana Gomes Marques Figueiredo (flauti), Filipe Colombo Silva Costa (tastiere). Vi è una sorta di eredità spirituale nell’approccio della band che dopo svariati EP, dal 1994, è giunta alla soglia di questo quinto album caratterizzato da un’epicità cinematografica ben marcata. L’inizio trionfale, ben dodici minuti, nell’apertura del disco con “Chemarea Stramosilor (The Call Of Ancestors)” si dipana marcatamente, in un’avventura alquanto scenografica con passaggi strumentali ben coordinati da una voce possente ed arcaica mischiando in toto il genere musicale proposto. La successiva “Licoarea Zeilor (Ayle, Nectar Of The Gods)” ha nel substrato di matrice thrash l’intima intersecazione atavica dei nostri. Un viaggio sonoro che continua con “Datina Mesagerului (The Messenger’s Rite)” sempre alla maniera del folk metal, mentre per la successiva “Strabunii (The Forefathers)” l’atmosfera da bottega del vino, così danzereccia, goliardica e lasciva, fa si che la tua mente prenda per mano il tuo spirito e si unisca immergendosi completamente e sensualmente alla loro musica. “Legea Pamantului (The Code Of The Land)” è un mid-tempo squadrato e possente che sfocia infine in “Triburile Infioratorilor Codrii (Tribes Of The Frightening Forests)” elargendo un vortice di estremità death metal unito ad una freschezza compositiva di primo ordine. L’orda barbarica ci lascia con una splendida cover dei Moonspell, “Alma Mater”, eseguita con il consueto tiro, tra folclore musicale e metallica guerriera visione di citazioni barbariche. Un’ottima band per un’ottima ricerca filosofale/musicale dei propri antenati, immersa pienamente in un credo fatto di spade, vestiari guerreschi e una gran dose scenografica mitizzata nella sua forma erudita antica. Una base strumentale tanto efficace quanto potente rende quest’album una sinfonia barbarica di grande impatto, fatta di tecnica e sviluppo di forma canzone molto interessante.
Voto: 8/10
Daniele Mugnai

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