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Reviews - Ecnephias
:: Ecnephias - Dominium Noctis - (Nekromantik Records - 2007)
Una nuova produzione per la piccola Nekromantik Records (suddivisione della invece già conosciuta Necrotorture Agency) che dopo due produzioni di spietato brutal death metal si appresta questa volta a produrre una band dal genere diverso, ma sempre di matrice estrema perché gli Ecnephias sono si una dark gothic death black metal band, ma di oscuro e aggressivo ne hanno veramente tanto e le undici tracce per un totale di ben 40.46 minuti non deludono affatto ed esprimono a pieno quello che la band voleva e vuole inculcarci: i loro miti popolari con i vari legami alla magia e alla superstizione tipici del tanto caro e amato sud Italia che ci affascina, ci sorprendere e ci delizia. Atmosfera e brutalità si uniscono, la voce crea situazioni di angoscia e ti immerge in un mondo oscuro e magico, il tutto si fonde con attenzione e precisione, la band non delude anzi, brano dopo brano afferma sempre di più che anche questa volta siamo davanti ad un concept interessante fatto di musica e cultura dove la band abbraccia e sa far incontrare la musica estrema e le tradizioni, dove i passaggi gotici e gli scenari infernali hanno dato vita ad un prodotto di ottimo livello che sicuramente farà parlare bene di se nel tempo e nei prossimi lavori. Diamo un grande inizio allo spettacolo, se volete scoprire un sound nuovo gli Ecnephias fanno al caso vostro… ne sentiremo delle belle.

BF
:: Ecnephias - Ecnephias - (My Kingdom Music - 2015)
Guarda un po’ chi si rivede: gli Ecnephias! Devo dire che finalmente le nostre strade si incrociano! Ebbene sì, nonostante questo album omonimo sia il primo disco che ascolto per intero, avevo conosciuto la band nel 2012: ero a Chiaromonte (Pz), all’Agglutination, e pensate… proprio in quell’occasione mi fu proposto di iniziare a scrivere per Raw & Wild, a poche ore dall’esibizione della band lucana! Già in quell’occasione fui colpito dall’energia sprigionata dal combo, e dal calore che il pubblico dell’Agglutination gli riservava; mi ero ripromesso di ascoltarli con calma, ma vuoi i mille impegni quotidiani, vuoi le diverse band da recensire, ho dovuto sempre rimandare! Ebbene, parliamo di Dark Metal, perché è così che li presenta la My Kingdom Music, e credo che si sbagli poco: le citazioni sono quelle di rito, Paradise Lost, Type 0 Negative, Moonspell, Rotting Christ e Fields of the Nephilim, con un originale tocco mediterraneo. Bene, dopo “Here Begins The Chaos” (l’intro del disco), si passa subito a “The Firewalker”, dove la band lucana mescola sapientemente le influenze sopracitate (aggiungendo un tocco di atmosfere cupe); è poi la volta di “A Field of Flowers”, che inizia alla Type 0 Negative per poi toccare anche suoni cari ai nuovi Katatonia (e compagnia). Abbiamo poi “Born to Kill and Suffer” ed è il pezzo che li lega a suoni più estremi, almeno in alcune parti cantate. Ma saltando alcune tracce (che comunque meritano e vi invito ad ascoltare), menzione particolare va a “Nyctophilia”, episodio molto interessante anche per l’utilizzo dell’italiano, con la voce di Mancan che mi riporta in mente addirittura i vecchi Litfiba! “Nia Nia Nia” è la track più calma del disco, che scorre con delicatezza, per dare subito spazio a “Vipra Negra” (diventata già il nuovo inno della band, come si evince dalle tante condivisioni del video su Facebook), sicuramente il singolo perfetto per sintetizzare le sonorità proposte da quest’ottima band lucana, che da anni sforna dischi interessanti, riscontrando sempre buoni risultati di critica e pubblico. Infine, tocca all’ipnotica “Satiriasi (Outro)” chiudere il disco, un chiaro esperimento elettronico per la band e chissà, un anticipo per idee future (?). Forse gli Ecnephias di oggi sono meno occult metal, e poco importa, perché questa nuova visione della band è davvero intrigante, portando a confezionare un disco che forse non aggiunge niente di nuovo alla scena Dark Metal (se vogliamo parlare di originalità), ma che dimostra come Mancan e soci siano pienamente all’altezza di band più blasonate, spesso oramai monotone e ripetitive. Ecnephias è un disco che non annoia e anzi ha la capacità di variare brano dopo brano. Onestamente, l’unica nota stonata, almeno per me (perché forse non ho capito il suo significato) è la copertina! Chissà se adesso le nostre strade si (ri)divideranno? Per adesso, preferisco restare affascinato dalla loro musica! Promossi.
Voto: 8/10
Giovanni Clemente

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:: Ecnephias - Haereticus - (Nekromantik Rec.-Necrotorture Ag.- Fauno E.A.Prod./Masterpiece – 2008)
Premetto che se questa è l\'anteprima, non so cosa aspettarmi dal full vero e proprio: \"Haereticus\" è un lavoro formalmente impeccabile e morbosamente affascinante, letteralmente in grado di rapire l\'ascoltatore, per portarlo in un posto lontano, antico e oscuro...
Dopo oltre dieci anni di militanza nella scena, in un cammino artistico sempre ascendente, pare che i lucani Ecnephias abbiano finalmente trovato la dimensione che li rappresenta in toto, in virtù di una predilezione per uno stile sempre più personale, ricercato e oscuro; un lato a mio avviso mai così perfettamente espresso e che adesso è stato pienamente estrinsecato.
Sicuramente in tutto questo molto hanno influito anche le scelte di line-up effettuate negli ultimi tempi: un radicale cambio di formazione, con l\'entrata in pianta stabile di Antonio Donadeo, ex Vital Remains e di Toru, ex Infernal Angels, ad accompagnare lo storico frontman Mancan (ormai unico componente della formazione originaria, da sempre mente e anima del progetto) e il talentuoso tastierista Sicarius Inferni. Dunque niente di più benefico per questa valida realtà, che fino a pochi mesi fa vedeva persino incerto il proprio proseguo musicale, pericolo fortunatamente scongiurato e ormai lontano: gli Ecnephias sono rinati, con uno spirito nuovo, potenziato, molto più forti e motivati di prima e quest’ ultima prova artistica ne è una conferma.
Passando al disco, in soli sette pezzi, molte sono le cose da lodare; innanzitutto il cantato: un misto tra inglese e italiano con intermezzi in latino davvero molto caratteristici e ricercati, ottime le vocals, sia nel growl che nel parlato, e molto azzeccata poi, l’idea dei nostri di avvalersi della collaborazione di una cantante soprano.
Splendide le atmosfere oscure e sinfoniche favorite soprattutto dal lavoro mirato delle tastiere, molto potenti e usate sempre in maniera opportuna, senza mai risultare eccessive o annoiare.
Inoltre molto buono anche il riffing proposto, sapientemente mescolato a calme partiture di chitarra acustica.
Descrivere lo stile degli Ecnephias è cosa ardua come poche, dal momento che i nostri risentono di numerose influenze e contaminazioni, riflesso tra l’altro di una notevole poliedricità. La proposta è orientata verso un substrato death/black metal, che contraddistingue da sempre la band, con richiami talora goticheggianti, accompagnati da parti di canto gregoriano che rievoca le antiche musiche sacre (anche se in questo caso sarebbe più opportuno dire profane!) dell’epoca oscura per eccellenza.
Garantisco che ne rimarrete affascinati.
Voto: 8/10
Seelenschmerz

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:: Ecnephias - Inferno - (Scarlet Records/Audioglobe - 2011)
Sì, lo so… dopo l’uscita dell’ottimo “Ecnephias” proprio quest’anno, siamo quanto mai fuori tempo massimo. Tuttavia, il fatto di essere “fuori tempo massimo”, oltre ad essere una personale costante del sottoscritto, è anche il frutto di una semplice constatazione: mancava su queste pagine il primo capitolo della Trilogia dei lucani Ecnephias, che non sarà così celebre come l’arcinota Trilogia del Potere dei fiorentini capitanati da Pelù e Renzulli, ma che costituisce un fatto peculiare in un panorama, quello italiano, in cui la concettualità troppo spesso è relegata a progetti di nicchia, riuscendo raramente ad assurgere al grande pubblico. Questo è un po’ il merito degli Ecnephias – seppure in un ambito relativamente ristretto come quello del metal – e queste erano appunto le basi da cui si muoveva “Inferno”, uscito nel 2011. A mio parere, questo disco è uno dei due picchi della citata Trilogia (un trittico che vede la band muoversi su coordinate decisamente vicine al gothic, per mezzo di mid tempos e di una struttura armonica semplice e diretta) insieme all’ultimo, omonimo lavoro, laddove l’approccio di “Necrogod” appare sin troppo monodirezionale e plumbeo, non beneficiando di tutti gli elementi che compongono gli altri due capitoli in questione della discografia degli Ecnephias, e che costituiscono parte integrante del loro sound. Sto parlando proprio di quelle influenze gothic/wave di stampo inglese ma anche italiano, che su “Inferno” la fanno decisamente da padrona, affiancando degnamente la lezione dei padri putativi Type 0 Negative e Moonspell. Personalmente, il miglior biglietto da visita di questa direzione stilistica è costituito proprio da episodi come l’intro “Naasseni”, guidato da un pianoforte che sembra diretta espressione di quanto fatto da Antonio Aiazzi per capolavori nostrani come “17 Re” dei Litfiba. Ovviamente, perno indiscusso del disco è l’anthem “A Satana”, con una struttura che si imprime facilmente nella memoria, complici anche le sonorità lievemente “orientali” di cui è permeato. Tocca alla successiva “A Stealthy Hand Of An Occult Ghost” riportare in ballo le suntuose atmosfere mortifere in stile Cradle Of Filth, una dimensione che appare sempre congeniale alla band, mentre è “Buried In The Dark Abyss” a rappresentare la sintesi definitiva tra le suggestioni gothic e un certo dark/wave di scuola Litfiba, Bauhaus e Diaframma, sintesi ardita ma possibile, solo appena scalfita dal coro centrale, a mio parere un po’ fuori contesto. Si prosegue con “Fiercer Than Any Fear” e il suo incedere vicino alle sonorità death’n’roll scandinave (qui sì che l’uso dei cori è azzeccato, con l’impiego proprio di quelle strutture che hanno fatto la fortuna dei Ghost), e con “Voices Of Dead Souls”, in cui la dicotomia tra l’uso dell’inglese e dell’italiano fa affiorare richiami “decadenti” alla La Crus/Baustelle. Chiusura affidata degnamente alla doppia versione “In My Black Church”/”Chiesa Nera”, altro pezzo che funge da compendio per la poetica degli Ecnephias, con il suo approccio oscuro e a suo modo “estremo” pur senza bisogno di premere sull’acceleratore. Come già detto e più volte ribadito, la peculiarità della band è quella di essere riuscita a fondere la tradizione di extreme e gothic metal con quel tocco italiano (no, non parlo del celebre Amaro…) che non chiama in causa solo la tradizione “mediterranea” e le sue sonorità, ma anche e soprattutto la grande scena nostrana rock/wave degli anni ’80; una descrizione che è valida sia per questo disco che per l’ultimo, per cui se anche a voi mancava questo tassello avete modo di rimediare. Se invece sono unico nel mio genere, ecco spiegato ciò che mi è successo un po’ di tempo fa: ho sognato di accendere Virgin in un contesto post-apocalittico e di beccarvi “A Satana” in rotazione… è grave?
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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:: Ecnephias - Necrogod - (Code666 - 2013)
Direttamente dall’Italia, il quartetto che forma la band degli Ecnephias sforna per la Code666 l’ennesima fatica di stampo dark occult metal dal titolo “Necrogod”. Dieci brani per una durata di circa cinquanta minuti che seguono la scia degli ormai copiati, ricopiati e stracopiati Rammstein. La band sarebbe valida tecnicamente, e anche da un punto di vista delle idee, ma spesso in questo caso si cade nello scontato mettendo da parte l’originalità, forse per paura di rischiare troppo, e andando ad emulare bands già affermate come già sottolineato. Andando con ordine, dopo un’intro di poco meno di due minuti si entra nel vivo del cd con sonorità oscure e tetre, dando spazio comunque a buone idee anche nella parte del cantato come ad esempio in “Kukulkan”, dove si ha una buona alternanza di voce, con chitarre arpeggiate e piccoli sprazzi di tappeti di tastiere.
La title track è caratterizzata dall’alternanza tra sezioni ritmiche tribali ed effetti arabeggianti con la solita voce in modalità Rammstein, sempre comunque ben impostata in fase esecutiva (certo è che in un contesto karaoke Mancan, vocalist e chitarrista della band, sbancherebbe la concorrenza!).
Su dieci tracce presenti riesco a seguire con attenzione fino alla sesta e questo potrebbe essere un campanello d’allarme perché “Necrogod” comincia a diventare un po’ “pesante” specie quando ci avviciniamo a “Leviathan”. La pesantezza nell’ascolto a mio avviso è anche dovuta alla durata eccessiva delle tracce, come ad esempio gli oltre sette minuti di “Voodoo”. La strumentale “Winds of Horus” chiude il nuovo lavoro della band, indubbiamente di ottimo livello dal punto di vista tecnico, ma che si perde nell’originalità.
Voto: 6,5/10
Leandro Partenza

Contact:
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:: Ecnephias - Novembre - (Autoprodotto)
Il trio lucano propone un black metal dal raggio d’azione molto vasto, spaziando nei brani “Holy Winds”, “Lost Love Ballad” e “Recall of The Wood”, in atmosfere gothic e oscure melodie. Un buon connubio con brani singolari e arrangiamenti incernierati sulla varietà dei generi presenti. Si ascolti la melodia da menestrello in “Lost Love Ballad” che apre l’album e successivamente, l’entrata poweriana in un brano che tutto sembra tranne che Black Metal. Probabilmente la voglia di creare qualcosa di nuovo, ha reso valida l’idea degli Ecnephias, discostandosi però, dal genere puro trattato in precedenza. All’orecchio, salta subito la melodia personale creata dalla band, sottolineando l’ottimo risultato sperimentato. Una produzione migliore risalterebbe la proposta di innovazione che la band vuole promuovere. L’outro “Black Candles” è struggente, e si ascolta finalmente qualche finale valido, in una baraonda di demo che spediscono in redazione.

Stefano De Vito

Contatti:
www.ecnephias.com
ecnephias@hotmail.it
:: Ecnephias - The Sad Wonder of the Sun - (My Kingdom Music - 2017)
Sono passati solo due anni dall’ultimo e omonimo album degli Ecnephias, un disco davvero bello che cresce ascolto dopo ascolto! E se vogliamo sintetizzare in pochissime parole questo nuovo lavoro, possiamo dire (senza fronzoli) che è il degno erede di “Ecnephias”. Difatti, con il loro mix personale di Gothic Metal, Rock decadente e Dark Wave, gli Ecnephias hanno sfornato un altro “discone” dal profumo e dalle atmosfere mediterranee; dove la timbrica (inconfondibile) di Mancan si destreggia tra growls e voci in stile gothic, oltre alle influenze (mai nascoste) di Paradise Lost, Moonspell, Tiamat e dei Type O Negative… l’album è stato masterizzato da Mauro Andreolli al Das Ende Der Dinge (Extrema, Vision Divine, Negrita…). La band lucana ha registrato un disco più “calmo”, ma non per questo pop! Difatti, la lentezza e le melodie restano darkeggianti, senza celare l’occultismo e la poesia dei testi. Tra le tracce più pubblicizzate sul web c’è Povo de Santo , che vede la collaborazione della cantante Raffaella La Janara Cangero (voce dei La Janara); Quimbanda è l’altro brano che gira sul web e che entra di diritto tra le “hit” degli Ecnephias – qui la band sfoggia tutto l’amore per la dark wave (e questo ci piace!). You è un brano dalle melodie “facili” – questo brano, come altri brani di questo album, ricorda molto i Type O Negative e la loro capacità di fondere melodie e atmosfere oscure allo stesso tempo; brani che non annoiano mai e che crescono ascolto dopo ascolto! Gitana (la prima traccia del disco) è degna erede di “Ecnephias”; mentre Nouvelle Orleans è un brano quasi atipico per la band, abbastanza catchy – ma il lavoro delle chitarre è davvero accattivante: la magia e il sapore del Mediterraneo è qui! Non voglio svelarvi più di tanto… ma consiglio l’acquisto a chi segue gli Ecnephias dagli esordi (il primo demo è del 2005) apprezzandone le evoluzioni, come a chi segue le band sopracitate, il gothic rock / metal e la dark wave. Da Dominium Noctis (2007) la band è cresciuta ed è sempre alla ricerca di nuove soluzioni che si sposano con le atmosfere oscure, con i temi dell’occulto, ma soprattutto con il Mediterraneo. Confermo quello che ho scritto per il precedente disco: “la nuova visione della band è davvero intrigante, dimostrando come oggi Mancan e soci possono essere equiparati a band più blasonate!”. Il mio voto è indicativo, perché sono sicuro che dopo ulteriori ascolti il mio giudizio cambierà (com’è già capitato con Ecnephias)… cosa state aspettando, non lasciatevi scappare questo lavoro – fidatevi, è davvero un ottimo disco!
Voto: 8,5/10
Giovanni Clemente

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:: Ecnephias - Ways Of Descention - (Code 666 - 2010)
Ecnephias- Ways Of Descention(2010)- Code666 Records

Dopo l\'EP “Haereticus”, la band di Potenza Ecnephias compie il suo ritorno dagli inferi con questo nuovo album, che è una fusione tra symphonic death e doom metal adulterata con evidenti sfumature symphonic black/gothic metal che ricordano molto i Cradle Of Filth e i Moonspell( per esempio in alcune canzoni come “Twist Of Personality” e “Secrets Of A Black Priest”). La tracklist adotta tre lingue: l\'inglese, l\'italiano e il latino che, assieme alle alternanze di tonalità growling e pulite, alle sonorità della tastiera, ai tempi mediamente veloci ma potenti della batteria e ai riff accattivanti e graffianti delle chitarre, creano un\'ambientazione lontanissima dai nostri tempi, un\'era medievale, misteriosa e piena di oscuri, anzi tenebrosi segreti. Un\'epoca in cui il cristianesimo e le autorità ecclesiastiche regnavano, in nome di questa religione, su un popolo analfabeta ed ignorante. La tematica di sfondo è la stregoneria medievale, l\'occultismo e il paganesimo, mentre la tematica principale è il racconto di un prete occultista Monsignor Benedetto, vissuto nel \'700, che eseguiva riti oscuri tra le rovine dell\'abbazia di Sant\'Ippolito nel Vulture. Alcune canzoni come “Eternally Bound”( Exorcist/You shall forever be bound/To the pacts of your ruin/To darkness), “Beyond Suspicion” (I am Satan and Christ/ I am an infernal saint/ And I walk over the fog), “Secrets Of A Black Priest” (A game for the priest to live in disguise/Between daylight masses nightly horned gods banquets/His books arcane letters smelled sulphur and blood) e “Twist Of Personality”(Inside my mind/Inside my heart/A war is raging/That crushes wall/Am I in the light?/ Am I in the dark?), evidenziano fortemente la duplicità mistica e interiore, che è molto incerta, di questa figura ecclesiastica. Da un lato l\'accettazione delle dottrine cristiane che non hanno una spiegazione razionale, dall\'altra parte il desiderio di andare oltre i confini proibiti dal Cristianesimo. Un capolavoro completo, sia riguardo alle tematiche di questo album che al suo stile tecnico-musicale.
10/10
Lara Calistri

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