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Reviews - Dharma Storm
:: Dharma Storm - Not An Abyss Prey - (Autoprodotto - 2017)
I Dharma Storm sono una symphonic metal band nata nel 2009 a Ladispoli (Roma) e consolidata a livello di formazione dal 2011. Il gruppo ha una varie influenze, che spaziano dal folk al thrash, non dimenticando la componente sinfonica. Dopo vari concorsi e concerti – come quelli in apertura di Astra, Trick or Treat, Pino Scotto, Secret Sphere – la band pubblica il primo Ep (nel 2014) dal titolo “Mind’s Storm”. Come la stessa band ammette, “Not An Abyss Prey” racconta, in maniera a volte caotica, di idee di indipendenza personale, libertà individuale e di pensiero, accendendo una luce sul ruolo che la cultura gioca nella vita delle persone! I testi toccano tematiche come il capitalismo, seppur in maniera fiabesca (in “Jolly Roger”) o rendono omaggio a Charles Baudelaire (in “The Possessed One”). Il disco è autoprodotto, ma a promuoverlo e a diffonderlo ci penserà la Red Cat Promotion. Ebbene, già nella prima traccia (“Immortal Crew”), si percepiscono le influenze e le variazioni di atmosfera, dove i ragazzi di Ladispoli passano con disinvoltura dal symphonic al folk… Brano dopo brano, la band si destreggia in un power di scuola italiana, con brani nella media! L’ottava traccia (“God’s Gone”) è una ballad, carina, che però apre le porte alla strumentale “Live Together… Die Alone”) – brano strutturato in cinque parti, che cerca di raccontare (in ogni singola parte) chi sono i Dharma Storm, chi c’è dietro a questo nome e come una passione comune per la serie TV “Lost” sia entrata a far parte degli elementi che fanno da collante per la realizzazione di questo album – devo dire che questo brano strumentale, fino ad ora, si è presentato come il migliore del lotto (belle anche le tastiere alla Banco del Mutuo Soccorso, nel mezzo)! A chiudere “Not An…”, troviamo la già citata “Jolly Roger”, un brano dal titolo piratesco, come anche la copertina riferisce, un mid tempo niente male che conclude un album carino, ma che purtroppo non decolla più di tanto. Senza offesa per nessuno (sia chiaro), ma la voce di “Brandy” non sempre mi ha convinto; infatti, non riesce a far decollare tutti i brani, perché non sempre riesce a donar loro atmosfera e/o pathos… a differenza di quanto fanno i singoli musicisti, “Mingo”; “Harry”; “Bois” e “Piece”! La mia non è una bocciatura (assolutamente), quanto piuttosto un invito (spero) a cambiare in meglio… perché, come dicono nei Talent Show, “il potenziale c’è”!
Voto: 6,5/10
Giovanni Clemente

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www.twitter.com/DharmaStorm
brotherofsoundagency@gmail.com
dharmastormbandofficial@gmail.com
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