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Reviews - Dark Quarterer
:: Dark Quarterer - Etruscan Prophecy Metal Legions - Spitfire, heroes in the storm andromeda - (2002)
Queste due ristampe, che vedono come protagonisti due diverse bands di indiscusso valore storico per quel che concerne l\'underground italiano, sono da considerarsi due piccoli gioielli, poichè prima di tale operazione da parte delle nostrane labels, questo materiale era praticamente quasi impossibile da reperire.
\"Etruscan Prophecy\" non è altro che il secondo album dei toscani Dark Quarterer, pubblicato nel 1989 e che riscosse giudizi positivi, anche se poi tanti riconoscimenti (soprattutto a livello di vendite), non arrivarono. Furono abili nel creare un grandioso connubio tra sonorità heavy, molto epiche e atmosfere oscure non tralasciando comunque qualche accenno al prog del passato, tutto suonato con invidiabile classe. Attualmente i Dark Quarterer sono ancora in attività e si vocifera di un loro come-back discografico.
Per quanto riguarda i Spitfire, c\'è da dire che questa formazione veneta non riuscì per un soffio ad avere un contratto discografico, nonostante il valore espresso. \"Heroes In The Storm\" (che prende il titolo dal loro demo del 1986) è quindi da considerarsi una sorta di raccolta di tutto il loro repertorio in un periodo che va dall\'82 all\'86. Undici, sono le trcks che compongono questo cd con una produzione abbastanza accettabile, a parte i pezzi live che per ovvie ragioni lasciano un po\' a desiderare. Il loro stile ricalca in pieno la lezione impartita dai gruppi della NWOBHM, su tutti forse i primissimi Iron Maiden.
Questi cd sono un pezzo di storia per il metal tricolore.

R
:: Dark Quarterer - Ithaca - (Metal On Metal Records - 2015)
Avere l’occasione di recensire i Dark Quarterer per me significa tornare ad uno spaccato della mia adolescenza, e alla grande attenzione da me sin da allora mostrata per il metal tricolore. Allora sul piatto di un amico girava incessantemente “The Etruscan Prophecy”, e il sacro vinile (oltre alle provvidenziali e immancabili copie su cassetta) ci restituiva l’idea di una band dedita ad un versante di epicità talvolta eccessivo ma verace e senza compromessi. A fare il resto erano i solos melodici di Fulberto Serena, vero gioiello del trio toscano, la cui costruzione rappresenta tuttora un esempio da cui tanti chitarristi avrebbero da imparare. Ma ora eccoci al presente, e al sesto album prodotto dall’ormai quartetto (divenuto tale con l’innesto in pianta stabile del tastierista Francesco Longhi): “Ithaca” è un concept ispirato all’omonimo poema di Cavafy, in cui il viaggio di Ulisse è preso a metafora della vita, con l’atto del peregrinare che assume di per sé dignità e centralità. Un viaggio le cui vicende trovano la giusta collocazione nelle partiture dei Dark Quarterer, oniriche e taglienti al tempo stesso, espressione di un’epicità ben riconoscibile nel suo tocco progressive e nel suo approccio personalissimo che da sempre distingue la band a livello sia nazionale che internazionale. Proprio così: se l’attacco dell’opener “The Path Of Life” appare epico e pacato, mediterraneo e glaciale ad un tempo, denso di quelle atmosfere sospese che i migliori The Gathering sapevano esprimere al meglio, il cantato di Gianni Nepi ci porta immediatamente in una dimensione poco esplorata e dai toni fortemente evocativi. L’italianità della band emerge qui con forza, e lungi dall’essere un demerito si impadronisce di tutta la tradizione melodica di cui può disporre, qui dispiegata finalmente senza paura di risultare fuori luogo. Nepi è qui un vero e proprio bardo nel suo sciorinare melodie dal sapore antico su “Night Song”, per poi esprimere i suoi intenti narrativi in maniera quasi teatrale sulla suite “Rage Of Gods”, oltre dieci minuti in cui troviamo spunti della tradizione russa (Mussorgsky su tutti) miscelati a cavalcate di proto-power che richiamano da vicino i Deep Purple grazie al duello tra organo e chitarre e alla reprise propriamente hard rock. Proprio le chitarre assumono un ruolo di primo piano grazie all’operato di Francesco Sozzi, degno erede del già citato Serena nella sua attenzione certosina alla melodicità degli assoli. Se il punto di riferimento di chi fa un certo power slegato dai modelli teutonici resta lo US metal di Warlord e soci, va sempre sottolineato come l’indiscussa personalità del combo di Piombino sia in grado di mostrarsi tutt’altro che derivativa dai modelli canonici: è il caso di “Mind Torture”, che richiama soluzioni oscure vicine ai Megadeth, del prog “estremo” di “Escape” dotato di un’efficace coda groovy, e in generale della capacità dimostrata dalla band di inserire melodie di un tempo che fu, dal sapore ora prog, ora teatrale, ora rocciosamente epic, come avviene anche nella reprise posta in coda a “Last Fight”, in cui il tema iniziale è richiamato in modo magistrale e “concettuale” dal duetto tra chitarra classica e pianoforte, e l’ascoltatore è trasportato per davvero sulle coste del mare che rese Ulisse la metafora del viaggio per antonomasia. Personalmente non ho dubbi: “Ithaca” è il miglior disco italiano del 2015!
Voto: 9/10
Francesco Faniello

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:: Dark Quarterer - Pompei - (Cruz del Sur Music - 2020)
Alberto Angela con il suo “Gli ultimi tre giorni di Pompei”, Alessandro Barbero, noto storico (forse adesso il più conosciuto), Cristoforo Gorno, fantastico autore e conduttore televisivo, sarebbero fieri di codesto album degli italiani Dark Quarterer, che non esiterei a definire un approccio artistico, poeticamente musicale, a una tragedia ancora vivida nei nostri libri di Storia.
Su “Pompei” vi è una narrazione stilisticamente progressive rock anni 70, con interessanti momenti doom, una pennellata di power e una produzione semplicemente perfetta. Il Vesuvio applaudirebbe (metaforicamente parlando) a quest’opera di inaudita bellezza. La tragedia di Pompei dovuta all’eruzione del vulcano nel 79 d.C. viene qui descritta in maniera esaustiva, sia musicalmente grazie ad una maestria musicale non indifferente, sia a livello di testi con una descrizione passionale e argomentata nei minimi particolari. L’estensione vocale di Gianni Nepi sorvola lidi sopra le nuvole, la chitarra di Francesco Sozzi macina riff che avvolgono come fuoco lavico, Francesco Longhi alle tastiere ricama la cenere nuvolosa soffice ma mortale, mentre Paolo Ninci alla batteria osa una potenza di vulcano con alcuni passaggi delicati quanto il mare nel golfo di Napoli. Ci si immerge in un’atmosfera melodrammatica a tratti sospesa nel tempo ove l’equilibrio narrativo musicale è qui nella sua simbiosi perfetta. Si parte con “Vesuvius” ed è una descrizione dell’imminente catastrofe, nove minuti e rotti di purezza vulcanica. La sensazione del boato immenso ti arriccia i peli delle braccia, mentre si delinea una song prettamente alla Rainbow con R.J. Dio a fare da capolino in questa gemma preziosa, grazie anche all’accelerazione finale ed una perfetta esecuzione stilistica: benvenuti al giorno della morte per gli abitanti di Pompei. “Welcome to the Day of Death” è una rincorsa tra le note di pentagramma e voce idilliaca, dando l’impressione ansiolitica di chi saprà di non poter sopravvivere alla furia della natura. La potenza della produzione in questo disco è devastante e “Welcome...” è totalizzante nel suo finale ipnotico che ricorda il prog italiano anni ’70 riletto in chiave moderna. La successiva “Panic” è un’ottima canzone con l’andamento circolare nel suo correre a perdifiato, nello scappare dalla drammaticità disperata che ha l’odore del panico atavico. I Dark Quarterer ricordano qui i Savatage di “Poets and Madness” per l’epicità espressa grazie anche ad un finale pianistico in versione agrodolce. Giungendo a “Plinius the Elder” si entra in pieno nelle atmosfere dello stile Savatage con pesanti spruzzate dei teutonici Angel Dust di “Bleed”. La perfezione esecutiva dei Dark Quarterer è strabiliante e non ha niente da invidiare ai più famosi artisti in circolo (Majestica, Sabaton, ecc. solo per citare alcuni dei loro colleghi più in voga al giorno d’oggi) includendo quell’effetto operistico di suspence melodrammatica. “Gladiator” è oscura nel suo intercedere, catartica nel possedere l’ascoltatore, con un finale lirico e un falsetto da brividi, perfetta da eseguire live (speriamo presto), potendo sprigionare così la sua energia “infuocata”. Siamo pronti per il finale con una sofisticata semiballad alla Broadway, ovviamente di stampo metal, che riesce ad ingigantire e rendere sublime questo lavoro: “Forever” riesce nell’intento di farti innamorare della storia di Pompei con la sua verve progressive aulica e con potenti accelerate dinamiche e drammatiche nello stesso tempo. Questo album è un’opera d’arte in ogni sua sfaccettatura o significato che dir si voglia. Non seguire la scia musicale e artistica di questi fenomeni musicali nostrani sarebbe come dimenticare la storia nella sua essenza, sarebbe come ridere delle tragedie del passato, sarebbe come pensare alla cultura/orpello da studiare stancamente. Cultura, storia, musica… che la triade dei Dark Quarterer sia con voi.
Voto: 9/10
Daniele Mugnai

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:: Dark Quarterer - Symbols - (My Graveyard Productions – 2008)
Gli storici Dark Quarterer tornano alla carica con “Symbols”, quinto album della loro carriera.
Il cd è composto da sei brani di lunga durata (pensate solo che quello più corto dura quasi nove minuti) in cui la musica proposta è un progressive che si fonde bene con l’epic creando un sound decisamente compatto. Come sempre i componimenti della band dopo un primo ascolto risulteranno essere stancanti, ma dopo aver ascoltato varie volte quest’opera prestandogli molto interesse ve ne innamorerete. Tutti i brani risulteranno essere affascinanti e non si sentirà nemmeno più la pesantezza dovuta alla lunga durata delle songs (caratteristica dovuta anche alla vena prog della loro musica). Per la componente epica dei brani i nostri hanno pescato personaggi storici di un po’ tutte le epoche si va da Tutankhamon a Gulio Cesare, da Kunta Kinte a Gen Gis Khan e da Giovanna D’Arco a Jeronimo. Complessivamente questo cd è un’altra perla che rimarrà incastonata nel corso degli anni nella storia del metal tricolore. Prodotto consigliato oltre ai già fan della band, ad un pubblico amante del progressive metal.
Voto: 9/10
Pax (Antonluigi Pecchia)


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:: Dark Quarterer - Violence - (Andromeda relics - 2002)
Da premettere innanzitutto che questo cd è uscito verso la fine del 2002 e solo oggi, con grave ed incolpevole ritardo siamo qui per poterne finalmente parlare, quindi meglio tardi che mai…
Violence, segna il ritorno dei toscani Dark Quarterer dopo svariati anni di preoccupante silenzio. La line-up oggi vede l’ingresso del nuovo giovane chitarrista Francesco Sozzi affiancato dagli esperti Paolo Ninci (batteria) e Gianni Nepi (voce e basso).
Sinceramente non è così facile mettere nero su bianco, in poco spazio, le sensazioni che si avvertono all’ascolto di tale disco, un album complesso, di non facilissima assimilazione e comprensione e forse allo stesso tempo irresistibilmente affascinante e gradevole man mano che si vengono a scorgere le molteplici particolarità che lo caratterizzano. Nei sei brani presentati, tutti di consistente durata, vengono convogliati più aspetti stilistici, andando quindi a pescare nel progressive settantiano, l’epicità anticommerciale cara ai Manilla Road (ma starei attento a fare facili paragoni), stralci di psichedelia (!) e momenti trascinanti, duri, quasi di inaspettata “violenza”, appunto, mai fine a se stessa ma che vuole colpire e stupire dal di dentro, quasi inconsciamente, il tutto avvolto in un alone misterioso.
Ripetuti cambi di tempo e ritmiche assolutamente varie ed imprevedibili grazie al pregevole lavoro svolto da Ninci e la rivelazione Sozzi, rendono grande un songwriting ben curato (ma non studiato a tavolino), capace di dare forma, l’anima, al pezzo pur non seguendo le liriche: sconvolgente in questo caso l’episodio “Rape” di ben dodici minuti. Sopra le righe, la prestazione di Nepi, non considerato dal sottoscritto un cantante eccezionale sotto l’aspetto vocale, ma dotato di una forte carica interpretativa, che non è certo poco.
Il punto di forza di Violence? A mio avviso, l’unione dei tre componenti, vincente per professionalità e creatività, in un lavoro fatto di vera passione.

R
:: Dark Quarterer - War Tears - (My Graveyard Productions – 2007)
Terzo album della band storica italiana Dark Quarterer riproposto dalla My Graveyard Productions (nel 1994 questo album uscì per la In Line Music ma purtroppo dopo poco tempo sfortunatamente fallì).
“War Tears” inizia con “In The Beginning” un introduzione all’album con i suoni di una battaglia che si tingono di sangue, brano molto azzeccato e di impatto che fa capire subito all’ascoltatore di trovarsi davanti ad un lavoro epic, subito dopo troviamo la title track “War Tears” una canzone a metà tra il sound epico e il progressive, il terzo brano è “Nightmare” una canzone più dark rispetto agli altri brani di questo album che a volte da l’impressione di essere una canzone doom.
Come quarto brano troviamo “Out Of Line” brano che inizia con un bel assolo di batteria (di quasi due minuti) per poi proseguire e diventare una canzone progressive, poi troviamo l’ottima “Lady Sculupendra” una canzone con un intermezzo acustico, poi è la volta di “Darkness” canzone dove in alcuni momenti alla voce sembra esserci Eric Adams degli epici Manowar.
Come ottavo brano troviamo “Last Paradise” un brano molto energico e per concludere “War Tears” troviamo “A Prayer For Mother Teresa Of Calcutta” è una ballata davvero emozionante, in puro stile epic ed è secondo il mio parere il migliore brano di questo album!
Ottima prova per tutti i musicisti che confezionano questo album con uno stile tutto personale, a metà tra epic e progressive, che sicuramente resterà nella storia della musica metal e se non resterà nella storia della musica metal mondiale lo sarà per sempre nella storia del metal italiano!
Obbligo a tutti di ascoltare questo album!

Curiosità: in questa riedizione curata dalla My Graveyard ci sono come bonus il video della canzone Black Hole durante l’esibizione della band al “80’ Italian Metal Legion Attack” del 2004 e una perla: la ripresa della canzone Red Hot Gloves mentre i Dark Quarterer la provavano nel lontano 1984 nella loro sala prove.

Voto: 9.5

Pax (Antonluigi Pecchia)

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